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Arrivato oggi | Senza fermarsi, parole dal viaggio...

Ringrazio Guido Farneti di Azimut per avermi inviato questo libro, Senza fermarsi - Parole dal viaggio.

Prima impressione: copertina bellissima.

Seconda impressione: sarà molto interessante leggerlo.

Il libro è costituito da una serie di brevi racconti di viaggio, o meglio dal viaggio, scritti da autori come Erri De Luca, Eraldo Affinati, Alessandro Hellmann, Massimo Cacciapuoti e tanti altri. Una raccolta di racconti curata dal professore Fabio Pierangeli dell’Università Tor Vergata di Roma.

Alla fine della lettura, le mie impressioni qui e su Bombasicilia.

Arrivato oggi | L’heure secrète di Fabrizio...

Portaparole è una casa editrice bilingue, italo-francese, che pubblica autori francesi in italiano e autori italiani in francese. Ma non solo: le collane di questa casa editrice sono molte e tutte molto interessanti per chi come me è appassionato di letteratura francese.

Ringrazio Emilia Aru per avermi inviato uno degli ultimi testi pubblicati in francese: l’autore è Fabrizio Busso, il titolo è L’heure secrète e si tratta di una raccolta di racconti, sei per l’esattezza, che ho già cominciato a leggere.

Presto tornerò a parlare di questo libro e di questa casa editrice.

Nuove uscite | Haruki Murakami, After Dark - Einau...

Tokyo, un quartiere che inizia a vivere quando cala il buio, strade dove le insegne di bar e night club restano accese fino all’alba. Dalla mezzanotte alle sette del mattino, alcune persone sono casualmente coinvolte in una squallida vicenda di violenza. All’Alphaville, un love hotel gestito da Kaoru, un’ex campionessa di lotta libera, una giovane prostituta cinese viene picchiata da un cliente che poi fugge. In una caffetteria poco distante, Mari, una diciannovenne studentessa di cinese in cerca di solitudine, sta leggendo un libro; Takahashi, un giovane musicista jazz disinvolto e chiacchierone, vorrebbe attaccare discorso ma si scontra con la sua reticenza. Tuttavia, quando Kaoru cerca qualcuno che faccia da interprete alla prostituta ferita, Takahashi, che con il suo gruppo sta provando in uno scantinato vicino all’albergo, le suggerisce di rivolgersi alla giovane. Mari viene così a contatto con un ambiente a lei estraneo, ma paradossalmente riesce a comunicare con le persone che vi incontra in modo spontaneo e profondo: per la prima volta vince la riluttanza a parlare di Eri, la sorella maggiore, caduta in un letargo volontario dal quale non sembra volersi svegliare. L’immagine della bellissima ragazza che sta per essere inghiottita nel nulla attraverso lo schermo di un televisore apre un pericoloso spazio onirico nel quale rischia in ogni momento di scivolare la realtà.
In bilico tra luce e tenebre - la soglia dove Murakami posiziona l’essere umano, sempre sul punto di essere fagocitato da qualche oscura forza malevola -, Mari parte dal difficile rapporto con la sorella per ritrovare un’affettività rimossa. E intanto scopre in Takahashi, ragazzo solido e sensibile, un valido interlocutore. Tra i due giovani nasce l’abbozzo di un sentimento delicato che nella torbida atmosfera di quelle ore ha una rincuorante freschezza.

Visita il sito Einaudi

Presto in libreria da Sellerio i Racconti sicilian...

Sono di prossima uscita presso l’editore palermitano Sellerio i Racconti Siciliani di Danilo Dolci, raccolta già edita da Einaudi (1963) e non più disponibile in libreria ormai da parecchio tempo. Anche su Dolci credo ci sia da dire e scrivere di più. Prima o poi, proverò a farlo.

«Questo libro comprende alcuni racconti più significativi che ho raccolto dal 1952 al 1960 tra la povera gente di quella parte della Sicilia in cui operiamo. Ho scelto i meglio leggibili badando a non sforbiciare liricizzando, temendo soprattutto che la scoperta critica, il fondo delle reazioni di chi legge, rischino di dissolversi in godimento estetico: tanto sono espressive, belle direi, alcune di queste voci». Forse è tempo di una renaissance di Danilo Dolci, della sua lezione di metodo, dopo la clamorosa attenzione risvegliata nei suoi contemporanei e la parziale dimenticanza degli ultimi anni. Fu infatti, per la questione sociale in Italia, un uomo di svolta epocale, un Gandhi italiano, essendo riuscito a inserire tra l’indifferenza delle classi dirigenti e l’economicismo prevalente delle lotte sindacali, il cuneo della denuncia pacifista, fatta di resistenza passiva, di pratica dell’obiettivo, di scioperi alla rovescia, di digiuni collettivi, di fusione dei diritti sociali nei diritti umani. Un acuto pungolo che spinse i migliori intellettuali italiani e gran parte del giornalismo a guardare finalmente al mondo degli ultimi, e costrinse l’opinione pubblica delle classi dirigenti a prenderne atto. Partiva dal presupposto, arduo allora come oggi, che per conoscere i poveri bisognasse vivere come loro, condividerne i bisogni materiali e la condizione spirituale; e che per far conoscere i poveri bisognasse render loro la voce. Era ciò che chiamava «l’inchiesta»: la bocca dei piccoli che parla. E fece scoprire, come spiegava Carlo Levi nel brano riportato a introduzione del volume, «la forza dei piccoli: l’immensa energia che si libera nel momento stesso in cui l’esistenza si realizza per la prima volta e prende, per la prima volta, coscienza di sé». Sono «inchiesta» questi racconti. Voci, vite vissute. Esse coprono tutto il ventaglio della stratificazione sociale della Sicilia arretrata di allora, dal cacciatore raccoglitore di conigli anguille e verdure, all’ultima principessa; e ci giungono in prima persona con effetto straniante dall’estremo lembo di un interminabile feudalesimo sul punto di fuoriuscire dalla storia. Documento di un passato prossimo inverosimile. Ma offrono anche il piacere letterario dell’opera di un poeta, quale Dolci era, che, per quanto tema lo smarrimento del lettore «in godimento estetico», non riesce a non soffermarsi beatamente nell’incanto di personaggi che sanno rappresentare il dolore di storie vissute in sogni magnifici di armonia con il tutto.

Lello Voce - Intervista a Joumana Haddad...

Fare conoscenza con la poesia e la scrittura di Joumana Haddad, libanese, oggi considerata una delle più importanti autrici arabe contemporanee, significa fare i conti con parole scomode e a volte crudeli, ma avvolgenti, vibranti; parole dai significati e dalle forme capaci di essere sempre là dove il lettore meno si aspetta che siano, impreviste e imprevedibili, taglienti, decisive, graffianti, ma anche sensuali, calde, avvolgenti.
Leggere i suoi versi, in arabo, come in francese, in inglese, o in italiano, lingue in cui pure compone, è accettare di fare i conti con lo stupore del dolore e con la spudoratezza del piacere, con la strozzatura della disperazione e con il respiro della speranza. Per lei poesia è sinonimo di passione, di rischio, di conoscenza e di intenso erotismo.

continua

La biografia di Joumana Haddad

Problogging è adesso più magazine...

Per chi mi segue di qua, e non di là, segnalo che oggi ho ripubblicato Problogging con un nuovo tema e un nuovo stile. Ora è più magazine. Come già avevo fatto, circa un mese fa, con Business&Tech.

Chissà che tra voi, non ci sia qualcuno cui interessi la cosa.

Ci sono cose… (2) - Federico Aldrovandi...

Perchè, tre anni dopo, non c’è ancora nessuno che paga per la morte di questo ragazzo?

Nuove uscite | Giuseppe Genna - Italia De Profundi...

E’ alle mie spalle fosforescente il mare incontenibile del Capo, nella punta più tempestuosa della Sicilia. Qui il re Federico II si salvò ammarando. Il sole scotta l’epitelio dell’acqua, il sole immaturo del primo mattino che sono qui. La furia delle acque implode, io digrigno i denti. A favore di sole l’eritema sulla mia pelle sfruttata si allarga. Non indosso occhiali. La cala larga è vuota, umida la spiaggia, fastidiosa la sabbia raggrumata fredda, davanti a me è la barriera del supramonte di Cefalù. Posso distinguere nitidi i lati erosi dell’Abbazia di Satana detta Thelema. Il mio capo resta fissato al di sopra del cielo. Non smetto di scolpire la mia propria statua. Vedo l’Italia. Vedo me. Non sono io.

Poiché per me la sua luce è terribile e la sua bellezza immortale mi estenua, dove sto, Italia, è un luogo che ho disimparato ad amare. Cieco tra ciechi mi muovo come le immagini note agli scrittori, e che ormai mi sfiancano: un felino in attesa dell’assalto, proprio o dell’animale avversario; una talpa che rientra con cautela nel terriccio smosso e umido della tana, sporgendo il muso nero e lucido; una blatta inconsapevole che percorre il cono d’ombra proiettato dalla suola di scarpa che grava da sopra, prima dello schiacciamento, del luccichio finale dell’esoderma.
Sono un mammifero esausto nella luce terribile italiana.

Il sito dedicato

Letture | I racconti del ripostiglio, Claudio Mart...

Ho ricevuto questo romanzo (insieme di racconti) parecchio tempo fa. Con dedica, di Claudio Martini. Lo ricevetti subito prima che il lutto di cui dissi a suo tempo colpisse la mia famiglia. La vita, gli impegni, il lavoro, la scrittura, mi allontanarono dalla lettura per moltissimo tempo. Conclusi la lettura del romanzo di Claudio solo molto tempo dopo. E con un ritardo ancora più grande mi accingo a pubblicare le mie personali osservazioni, la mia lettura.

Premessa: Claudio Martini è uno psicologo e non è nuovo alla narrativa. In precedenza aveva pubblicato altri due libri, con Besa, oltre a saggi e testi di carattere scientifico. Claudio è nato al sud (Taranto), ma si è subito trasferito a Torino con la famiglia quando aveva ancora due anni. Claudio è una persona con  una notevole cultura e passione per la parola. Ne I racconti del ripostiglio tutto questo traspare.

Purtroppo del libro in sè non posso scrivere molto. Se è vero che è un viaggio all’interno della mente di un uomo, se è vero che racconto dopo racconto si disvela quella che poi sarà una ricerca psicologica dell’essere e un viaggio nella memoria e nei ricordi, è altrettanto vero che man mano che i racconti scivolano via, la vicenda globale si infittisce e complica. E appassiona. Una buona scrittura, non molto rapida ma dal carattere riflessivo e molto profondo utile a catturare l’attenzione del lettore, anche il più esigente che potrà ritrovare nel testo diversi piani di lettura e di decifrazione di un messaggio che arriverà solo alla fine, inaspettato.

Claudio è ancora in giro a presentare questo suo libro, nonostante sia uscito da qualche tempo. Potete cogliere l’occasione per incontrarlo, o semplicemente potete acquistarne una copia. Ne varrà senz’altro la pena.

I giornali (il giornale) a Catania | Per chi vogli...

Ricordo che una volta ne parlò pure Marco Travaglio, intervistato sull’argomento nel corso di un incontro pubblico organizzato presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Catania. La situazione dell’informazione è messa male in tutta Italia, dove tutti - e ripeto, tutti - i giornali sono schierati o da una parte o dall’altra.

Se poi ci si ferma al sud, in questo sud che amo e odio quasi in egual misura, non si può non parlare di informazione malata, collusa, nella migliore delle ipotesi deficitaria. La zona orientale, quella in cui vivo, è contraddistinta da un unico titolo: La Sicilia di Ciancio. Per farvi un esempio, La Sicilia è un giornale in cui il figlio di un mafioso (detenuto in regime di 41bis) può scrivere una lettera ed essere pubblicato in cronaca senza alcun commento aggiuntivo da parte della redazione. La Sicilia è il motivo per cui la provincia di Catania non ha un’edizione locale di Repubblica, o di altri quotidiani.

Ho trovato su Liberainformazione (che vi consiglio di visitare spesso) un lungo articolo intitolato proprio La succubanza. I quotidiani siciliani e la mafia, a firma di Antonello Mangano di Terrelibere.it. Ecco, leggetelo. E se non siete mafiosi o figli di mafiosi, probabilmente vi incazzerete sul serio.

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