Le nostre città, oramai, sono cambiate. Sono mutate. Così come le grandi capitali europee, anche Roma, Milano, Bologna, Catania (dove trovi facilmente senegalesi, congolesi che parlano benissimo il dialetto catanese e sono perfettamente integrati) stanno vivendo questo che io considero un passaggio storiografico obbligato che nessun politico (in particolar modo quelli della specie più diffusa, il politico ignorante) potrà mai fermare.
Da Terre di Mezzo è uscito nei giorni scorsi Babele 56 di Giorgio Fontana. Babele 56 è un richiamo, alla linea degli autobus numero 56 che attraversa il quartiere più multietnico della città, e una narrazione - attraverso otto racconti, otto storie - di come la città stessa sia cambiata. Ve ne consiglio l’acquisto (tra l’altro, costa veramente poco) e vi consiglio di seguire l’attività di Giorgio.
Karkadan, rapper tunisino. Kamal, giocatore di cricket dello Sri Lanka, portinaio per campare, José e Milca, editori peruviani a piazzale Loreto [...]. I capitoli del libro sono intervallati da un racconto ambientato sull’autobus numero 56, che percorre avanti e indietro via Padova, una della vie più multietniche di Milano [...]. Un giorno esci per andare al lavoro e ti accorgi che il tabaccaio sotto casa - Il tabaché del vintitrì, chiuso da tempo - ha ripreso vita: due ragazzi asiatici sistemano bottiglie di liquori e birra sugli scaffali bianchi. Quel giorno “posso dire di non aver visto soltanto un negozio che riapriva, ma una particella del processo di meticciamento”.
[Su segnalazione di Antonella Beccaria, il cui blog vi consiglio di seguire]
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