
Che ne sapevo di lui? Un giorno di luglio fu arrestato e sparì dalla mia vita per anni, senza che nessuno si degnasse di raccontarmi la sua storia. Ero un bambino. Quel poco che sapevo erano bugie, col tempo le dimenticai.
A volte, però, se la nostaglia mi prendeva a tradimento durante il sonno, inseguivo l’eco di una voce lontana e all’improvviso precipitavo nel vuoto della notte, fino a quando planavo sudato al suo paese. Nella piazza o nei bar sentivo levarsi il nome e cognome di lui come una folata di vento: “Giorgio Bellusci!”. Ritrovavo il suo sguardo sgherroso. Il calore delle sue mani enormi. E soprattutto il mio affetto per lui, perché un uomo come Giorgio Bellusci puoi dimenticarlo quanto vuoi, ma alla fine ti rinasce prepotente più di prima.
“Ben arrivato, Florian” mi diceva dandomi un bacio sulla fronte. E di nuovo spariva.
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