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Nuove uscite | Giuseppe Genna - Italia De Profundis, Minimumfax

E’ alle mie spalle fosforescente il mare incontenibile del Capo, nella punta più tempestuosa della Sicilia. Qui il re Federico II si salvò ammarando. Il sole scotta l’epitelio dell’acqua, il sole immaturo del primo mattino che sono qui. La furia delle acque implode, io digrigno i denti. A favore di sole l’eritema sulla mia pelle sfruttata si allarga. Non indosso occhiali. La cala larga è vuota, umida la spiaggia, fastidiosa la sabbia raggrumata fredda, davanti a me è la barriera del supramonte di Cefalù. Posso distinguere nitidi i lati erosi dell’Abbazia di Satana detta Thelema. Il mio capo resta fissato al di sopra del cielo. Non smetto di scolpire la mia propria statua. Vedo l’Italia. Vedo me. Non sono io.

Poiché per me la sua luce è terribile e la sua bellezza immortale mi estenua, dove sto, Italia, è un luogo che ho disimparato ad amare. Cieco tra ciechi mi muovo come le immagini note agli scrittori, e che ormai mi sfiancano: un felino in attesa dell’assalto, proprio o dell’animale avversario; una talpa che rientra con cautela nel terriccio smosso e umido della tana, sporgendo il muso nero e lucido; una blatta inconsapevole che percorre il cono d’ombra proiettato dalla suola di scarpa che grava da sopra, prima dello schiacciamento, del luccichio finale dell’esoderma.
Sono un mammifero esausto nella luce terribile italiana.

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