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Babele 56 | La Milano multietnica in otto racconti...

Le nostre città, oramai, sono cambiate. Sono mutate. Così come le grandi capitali europee, anche Roma, Milano, Bologna, Catania (dove trovi facilmente senegalesi, congolesi che parlano benissimo il dialetto catanese e sono perfettamente integrati) stanno vivendo questo che io considero un passaggio storiografico obbligato che nessun politico (in particolar modo quelli della specie più diffusa, il politico ignorante) potrà mai fermare.

Da Terre di Mezzo è uscito nei giorni scorsi Babele 56 di Giorgio Fontana. Babele 56 è un richiamo, alla linea degli autobus numero 56 che attraversa il quartiere più multietnico della città, e una narrazione - attraverso otto racconti, otto storie - di come la città stessa sia cambiata. Ve ne consiglio l’acquisto (tra l’altro, costa veramente poco) e vi consiglio di seguire l’attività di Giorgio.

Karkadan, rapper tunisino. Kamal, giocatore di cricket dello Sri Lanka, portinaio per campare, José e Milca, editori peruviani a piazzale Loreto [...]. I capitoli del libro sono intervallati da un racconto ambientato sull’autobus numero 56, che percorre avanti e indietro via Padova, una della vie più multietniche di Milano [...]. Un giorno esci per andare al lavoro e ti accorgi che il tabaccaio sotto casa - Il tabaché del vintitrì, chiuso da tempo - ha ripreso vita: due ragazzi asiatici sistemano bottiglie di liquori e birra sugli scaffali bianchi. Quel giorno “posso dire di non aver visto soltanto un negozio che riapriva, ma una particella del processo di meticciamento”.

[Su segnalazione di Antonella Beccaria, il cui blog vi consiglio di seguire]

Ci sono cose…...

Brunetta

Prima: “Apprendo, da anticipazioni di stampa, che il settimanale L’Espresso mi dedica la copertina e un’inchiesta. Questa attenzione non può che farmi piacere, il contenuto ancora di più”.

Dopo: “Sono sotto scorta perché le Br vogliono farmi fuori”.[...] Brunetta, al centro di una inchiesta dell’Espresso, lamenta che “si siano pubblicati indirizzi, foto e mappe delle case dove risiedo”.

Eluana Englaro...

Seguirà un gran parlare e un grande rumore di fondo. Io scrivo solo una cosa: finalmente.

Il padre: «Questa decisione dimostra che viviamo in uno Stato di diritto».

Sono occorsi più di dieci anni per dimostrarlo.

Cacciatore di mafiosi, Mondadori | La lettura di A...

Segnalo questa bella recensione di Antonio Pagliaro al libro Cacciatore di mafiosi edito da Mondadori, libro che cercherò di leggere al più presto.

Recensione fulmine per chi va di fretta: questo è il più bel libro di mafia che io abbia letto negli ultimi anni. Segue recensione non fulmine.

Pietro Romeo, soldato di Leoluca Bagarella, non intende “farsi l’incastru pi ’sti quattru cornuti”. E’ in stato di fermo davanti al procuratore Sabella. Pietro Romeo è un gigante, pesa più di cento chili. Si capisce subito che può uccidere a mani nude. Questo, infatti, era il suo compito: strangolare. Adesso è di fronte alla scelta: ergastolo o collaborazione. E decide di collaborare. Romeo è un uomo forte che racconta di aver avuto paura una sola volta. Prima di affiliarsi a Cosa nostra era un ladro. A Bagheria ruba un camioncino di sigarette e, nella fuga, dimentica il cassone semiaperto. Quando incrocia un corteo funebre, accelera per evitarlo. Non ci riesce: la maniglia dello sportello spalancato aggancia una corona di fiori - “Per il mio amato cognato” - e la trascina con sé. I parenti del morto iniziano un folle inseguimento. “Ammazzatilu ’stu crastu”. Romeo è terrorizzato, abbandona il camion e riesce a dileguarsi. Convinto di avere attratto su di sé una grande sfortuna, sull’episodio non dormirà a lungo. Poi entra in Cosa nostra e inizia la carriera di omicida senza armi, fino alla cattura e al pentimento. Romeo collabora e fa prendere tre latitanti la stessa notte del suo arresto. A Roma, fa recuperare un quintale di esplosivo. T4 e semtex destinati, nell’ambito della “trattativa” del 1993, alla Torre di Pisa. “Se un giorno Pisa si trovasse senza la Torre” si raccontavano i capimafia... continua

Sporchi e poveri. Da schedare perché pericolosi?...

Al ddl alla sicurezza che tanto ha fatto discutere (e tanto farà discutere, immagino) è stato aggiunto un emandamento da stato di diritto, da stato solidale, da stato schierato dalla parte dei più poveri e dei più deboli: la schedatura dei clochard, i barboni. L’emendamento, approvato in Senato e proposto dalla Lega, è l’ennesima assurda proposta per tentare di restituire sicurezza e decoro alle nostre città. Il Viminale, entro 180 giorni, dovrà stabilire come “funzionerà” il nuovo provvedimento.

La tragedia del Congo nell’immobilismo occid...

Periodicamente mi ritrovo a parlare di “una” tragedia umanitaria. Una volta è la Birmania, un’altra è un paese africano qualsiasi, stavolta è il Congo. Leggo il post La tragedia del Congo. E l’Onu dov’è? pubblicato su Articolo21 e penso ancora una volta che il problema è sempre lo stesso. Ancora una volta, si verifica un fatto che ci proietta l’immagine chiara del fallimento della società occidentale, dei suoi organismi politici e istituzionali, di una società che ha una responsabilità enorme nei confronti di questi paesi (potenzialmente ricchissimi, nella pratica sfruttati e ridotti a schiavi dell’industria occidentale) e che nonostante tutto non è in grado di porre rimedio a niente.

17000 uomini armati e addestrati, i caschi blu, contro poco più di 3000 rivoltosi che si macchiano dei più efferati delitti facendola comunque franca.

Nella tragedia del Congo c’è tutta la drammaticità dei precedenti nelle altre parti del mondo. Ed è un copione che conosciamo. Sappiamo esattamente come andrà a finire, sappiamo che le elezioni americane prenderanno presto il sopravvento su qualsiasi altro tema di attualità, sappiamo anche che la cosiddetta attualità diventerà presto roba vecchia. E sappiamo che non cambierà niente. Continueremo a versare fiumi di denaro per organismi internazionali come l’Onu che a nulla servono e continueremo ad addestrare uomini (i caschi blu) che mai combatteranno e che mai certamente eviteranno la morte violenta di migliaia di uomini innocenti.

Incipit | Carmine Abate, Tra due mari (Mondadori)...

Che ne sapevo di lui? Un giorno di luglio fu arrestato e sparì dalla mia vita per anni, senza che nessuno si degnasse di raccontarmi la sua storia. Ero un bambino. Quel poco che sapevo erano bugie, col tempo le dimenticai.

A volte, però, se la nostaglia mi prendeva a tradimento durante il sonno, inseguivo l’eco di una voce lontana e all’improvviso precipitavo nel vuoto della notte, fino a quando planavo sudato al suo paese. Nella piazza o nei bar sentivo levarsi il nome e cognome di lui come una folata di vento: “Giorgio Bellusci!”. Ritrovavo il suo sguardo sgherroso. Il calore delle sue mani enormi. E soprattutto il mio affetto per lui, perché un uomo come Giorgio Bellusci puoi dimenticarlo quanto vuoi, ma alla fine ti rinasce prepotente più di prima.

“Ben arrivato, Florian” mi diceva dandomi un bacio sulla fronte. E di nuovo spariva.

Università | Stop alla riforma...

Almeno per il momento, le manifestazioni di studenti e professori contro la riforma degli studi universitari hanno avuto una ricaduta positiva: niente più riforma per decreto.

Il tentativo è quello di sedare gli animi e spezzettare un po’ l’asse della protesta. Professori, studenti delle scuole superiori e universitari sono troppi da tenere a bada.

Facile immaginare che tra qualche mese la discussione riprenderà, però. Con i toni che sono quelli di un governo sordo con un piano ben preciso da portare avanti.

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