Scritto da
Antonio Consoli e archiviato in
letture,
racconti il 2 Gennaio 2009 |
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Avevo già parlato del libro Senza fermarsi - Parole dal viaggio edito dalla Azimut. O meglio, vi avevo detto di averlo ricevuto. Poi ci sono state le tante cose da fare a occupare gran parte del mio tempo, le appena trascorse festività e un po’ di altra roba. Insomma, pur avendolo finito da tempo, non avevo ancora avuto la possibilità di parlarne. Rimedio subito.
Premessa: mi piacciono le raccolte di racconti. Sia quelle di un solo autore che quelle corali. Amo il racconto breve, amo scrivere racconti brevi (ahimè, sempre più di rado). Seconda premessa: amo il racconto di viaggio.
Nel caso della raccolta di racconti di cui sto parlando oggi, però, non si tratta di racconti di viaggio, bensì di racconti dal viaggio. Differenza sostanziale. Quel dal sposta del tutto il punto di vista, la prospettiva. E fornisce l’occasione agli scrittori coinvolti di parlare di se stessi, di fatti, di avvenimenti, avendo come sfondo un luogo e un viaggio intrapreso. Da questo punto di vista, la raccolta risulta molto interessante.
Fatte queste premesse e detto pure che i racconti sono 19 (stesso numero di scrittori coinvolti), devo aggiungere che la raccolta nel suo complesso non mi ha del tutto convinto. Non me ne voglia la Azimut, nè Fabio Pierangeli che l’ha curata. Tra gli ottimi racconti di Massimo Cacciapuoti, Giuseppe Conte, Giuseppe Lupo, ne compaiono altri che non mi hanno attratto sin dalle prime righe come i due pezzi di Alessandro Hellman o quello di Dario Buzzolan, un racconto con una buona scrittura (a tratti) che tradisce comunque l’assenza di un’idea che sia in grado di sostenerne la pur leggera impalcatura.
L’articolo di Eraldo Affinati, in fine, secondo me, poco si abbinava alla struttura globale del progetto, pur essendo meritevole di essere letto - appunto - come articolo a sè.