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Senza fermarsi - Parole dal viaggio | Azimut editore

Avevo già parlato del libro Senza fermarsi - Parole dal viaggio edito dalla Azimut. O meglio, vi avevo detto di averlo ricevuto. Poi ci sono state le tante cose da fare a occupare gran parte del mio tempo, le appena trascorse festività e un po’ di altra roba. Insomma, pur avendolo finito da tempo, non avevo ancora avuto la possibilità di parlarne. Rimedio subito.

Premessa: mi piacciono le raccolte di racconti. Sia quelle di un solo autore che quelle corali. Amo il racconto breve, amo scrivere racconti brevi (ahimè, sempre più di rado). Seconda premessa: amo il racconto di viaggio.

Nel caso della raccolta di racconti di cui sto parlando oggi, però, non si tratta di racconti di viaggio, bensì di racconti dal viaggio. Differenza sostanziale. Quel dal sposta del tutto il punto di vista, la prospettiva. E fornisce l’occasione agli scrittori coinvolti di parlare di se stessi, di fatti, di avvenimenti, avendo come sfondo un luogo e un viaggio intrapreso. Da questo punto di vista, la raccolta risulta molto interessante.

Fatte queste premesse e detto pure che i racconti sono 19 (stesso numero di scrittori coinvolti), devo aggiungere che la raccolta nel suo complesso non mi ha del tutto convinto. Non me ne voglia la Azimut, nè Fabio Pierangeli che l’ha curata. Tra gli ottimi racconti di Massimo Cacciapuoti, Giuseppe Conte, Giuseppe Lupo, ne compaiono altri che non mi hanno attratto sin dalle prime righe come i due pezzi di Alessandro Hellman o quello di Dario Buzzolan, un racconto con una buona scrittura (a tratti) che tradisce comunque l’assenza di un’idea che sia in grado di sostenerne la pur leggera impalcatura.

L’articolo di Eraldo Affinati, in fine, secondo me, poco si abbinava alla struttura globale del progetto, pur essendo meritevole di essere letto - appunto - come articolo a sè.

8 commenti »

  1. dario buzzolan says:

    che cos’è una “buona scrittura”? e quando è “a tratti”? e cos’è un’idea? e quando si può dire che un’idea “sostenga un’impalcatura”? che differenza c’è tra un’impalcatura leggera e una pesante?

    Che cos’è una recensione?

  2. Antonio says:

    Che cos’è un blog? Che cos’è un commento? Chi siamo noi? E dove stiamo andando?

    Quelo

  3. dario buzzolan says:

    mi considero soddisfatto

  4. Antonio says:

    (scritto senza nessuna vena polemica, giusto nello spirito del dialogo)

    E sei anche soddisfatto del tuo racconto?

  5. dario buzzolan says:

    caro Antonio, dopo più di dieci anni e cinque romanzi non mi metto a fare l’avvocato difensore neppure di una mia riga. E’ una delle poche cose che ho imparato. Qualunque scritto - anche un racconto di occasione come questo - deve parlare da solo. Non c’è molto altro da dire.
    Se tu non ci vedi un’idea (ma non so bene cosa sia, un’idea), e se sei convinto che debba esserci un’idea (e non una sensazione, un sapore, un’immagine, una parola) alla base dell’”impalcatura racconto” (anche qui: ma il racconto è un’impalcatura? e perché non una strada, un pendio, che ne so, un delta, una struttura circolare…?), ciò è pienamente legittimo. Io mi limito a dire che, dei grandi recensori in cui mi sono imbattuto (senza mai incidenti vivaddio), alcuni erano saldamente assertivi, altri più frastagliati e dubitativi. Gli assertivi, immancabilmente, argomentavano in modo ferreo i loro giudizi; e quando parlavano di stile altrui, lo facevano in uno stile, geometrico, perfetto, disarmante.
    Il nostro (il mio, il tuo) è senz’altro un gioco; ma non esistono giochi senza regole. Del resto, per quanto mi riguarda, in molti anni di scrittura ho imparato molte cose che non sapevo (e molte ancora ne devo imparare). Può succedere anche ai recensori.
    (sempre nello spirito del dialogo, s’intende)

  6. Antonio says:

    L’errore di base (non tuo) è che io non sono un recensore. Sono un lettore, e a volte scrivo. E mi capita di restituire in questo blog qualche impressione di lettura, nulla di più. Non voglio essere esaustivo, nè completo. Non voglio scandagliare la scrittura altrui, non ne ho la voglia. Ho già grossi problemi con la mia.

    Di più. Non sono convinto di nulla. Cerco le idee, certo (anche se la discussione sulle idee può farsi accidentata), ma non disdegno le immagini e i sapori. Anzi.
    Forse - azzardo - il tuo racconto l’ho vissuto così, forse - continuo - dovrei pure rileggerlo. Poi ho provato in paio di frasi a dirne. Senza astio nei confronti di alcuno, anche perché non conoscendoti e non avendo letto altro di tuo farei più la figura dello stupido, unica categoria umana che davvero mi terrorizza.

  7. dario buzzolan says:

    No, astio francamente non ne avevo sentito affatto. E’ solo che, quando “un lettore scrive”, si mette automaticamente in quello che Benjamin chiamava “medium della riflessione”, che è il regno della libertà dei giudizi ma anche del rigore delle argomentazioni.
    A ogni modo, ti sei dannato con le tue mani: il mio nuovo libro (”I nostri occhi sporchi di terra”) esce ad aprile da Baldini e Castoldi. Te ne infliggerò una copia.
    Chi la fa l’aspetti… :-)
    a presto

  8. Antonio Consoli says:

    Sarà una buona occasione per riparlare di te, argomentando con rigore. :)

    Sarà un piacere (vero) risentirti.

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