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Antonio Consoli e archiviato in
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marsiglia il 4 Marzo 2009 |
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Questi di Marsiglia sono per me giorni di riavvicinamento alla scrittura. Ho avuto diverse opportunità, tra le quali cito la chiacchierata con un regista francese che sta scrivendo in questi mesi un film incentrato su Mario Rigoni Stern, autore de Il sergente nella neve e Stagioni (per citare il primo e l’ultimo), e la scoperta di Aragon, autore molto noto in Francia (per nulla in Italia, credo) sebbene di difficile lettura.
La scoperta di Aragon la devo a una donna straordinaria, di grande cultura, che si chiama Gaelle Vu, di origine vietnamita, anche lei regista. Ieri sera a cena abbiamo parlato a lungo di questo autore, poeta e prosatore di livello eccelso, certamente tra i più grandi autori che la Francia del novecento ha donato al mondo. Ma su Aragon prometto di tornarci quando avrò trovato qualche suo volume nelle bouquinerie della città (ho finora letto solo qualche capitolo di Mise à mort in biblioteca, primo libro della fae surrealista di Aragon).
E poiché le cose non accadono mai per caso, entrambe queste chiacchierate sono avvenute al Panier, quartiere confinante con il quartiere di Belsunce dove ho casa. E al Panier vive nella prima metà del secolo la famiglia di Jean-Claude Izzo, il padre napoletano Gaetano (ma noto - chissà perché - come François) e la madre Isabelle Navarro (di origine spagnola e detta “Babette”). Jean-Claude Izzo per i francesi è stato come una meteora, apparso negli anni ‘90 e scomparso nel 2000 in seguito a una malattia. Pubblicato da Gallimard (ristampato tutto - come detto - nelle versioni pocket Folio policier), Izzo racconta Marsiglia e lo fa con quel personaggio straordinario che è Fabio Montale, originario di Napoli come il padre dello scrittore e come una larga parte degli abitanti del quartiere del Panier prima della seconda guerra mondiale.
Nei romanzi di Izzo c’è tutta Marsiglia, ci sono gli immigrati, c’è il Vieux Port, les Calanques, il Panier.
Ici, il faut prendre parti,. Se passioner. Être pour, être contre. Être violemment.
Questa è Marsiglia. Che è uno dei grandi porti d’Europa, ma non solo. E’ terra di immigrazione straordinaria (il quartiere popolare in cui io stesso ho casa in questi giorni ne è la testimonianza), di contraddizioni, di difficoltà, di contrasto, ma anche di convivenza e intreccio di religiorni e costumi differenti.
La Marsiglia che sto vivendo è una città in cui ci sono le guerre tra le gang e in cui le auto della polizia corrono e sgommano a ogni ora del giorno e della notte. Ma è anche la città che vive una diffidenza che è solo iniziale e apparente. Durante i miei primi giorni qui, venivo guardato dagli arabi del quartiere quasi come un intruso. Non avevo macchina con il numero 13 nella targa (e già questo mi poneva in una condizione di rischio) e in generale avevo abiti e accessori che mi classificavano tra i benestanti. Qui la gente è povera. Gli oggetti di ogni tipo e utilità vengono lasciati agli angoli delle strade in attesa di essere raccolti da qualcuno che ne ha bisogno. Eppure è bastato passeggiare qualche giorno tra le strette vie di Belsunce per diventare un volto familiare. Molti mi salutano e sorridono. Il tipo grosso della boulangerie sotto casa è quasi un amico. Insomma, questa Marsiglia popolare comincia a piacermi parecchio e sento pure che potrei viverci come ormai fa mio fratello da un anno a questa parte.
L’altra faccia della città è quella della Marsiglia dei pub, dei ristoranti, del quartiere a sud del porto, di Rue de la Republique e della Rue Paradis immortalata dal celebre film “Quella strada chiamata Paradiso”. E’ la Marsiglia dei club nautici, dei palazzi acquistati dagli americani e ristrutturati per essere rivenduti a peso d’oro a non si sa bene chi. E’ la Marsiglia delle piccole botteghe che chiudono per lasciare il posto ai grandi marchi e alle multinazionali. E’ un percorso che la città sta facendo e che - immagino - la porterà a cambiare volto nel giro di qualche anno. Sarebbe bello a quel punto ritornare. E fare un confronto. Ma intanto smetto di digitare e vado a fare una passeggiata per le ruelles.