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Marsiglia. Uno

Il primo giorno a Marsiglia è quasi trascorso. Nella casa dove siamo ospitati stasera fa un po’ freddo, ma oggi è stata tutto sommato una bella giornata se si escludono le nuvole che hanno coperto il cielo mentre passeggiavamo lungo i marciapiedi del porto.

Casa. Una residenza per artisti nel cuore del quartiere arabo, Belsunce, a pochi passi dalla stazione centrale, la Gare de Saint-Charles. Due stanze (cucina e camera da letto) e un piccolo bagno in cui si è trovato posto solo per il gabinetto, il piatto doccia e un lavabo. Per il bidet, si sa, da queste parti non vanno matti. Da questo posto sono passate generazioni di artisti legati all’Atelier Brouillard-Précis, centro attivo negli anni ‘90 nella realizzazione di progetti di video-arte e da cui sono passati anche molti italiani. Cosa ci faccio io qui, che non mi occupo naturalmente di cinema, è un’altra storia che magari presto vi racconterò.

Il quartiere, a quest’ora, è silenzioso. Sotto casa c’è una moschea, un paio di boulangerie, negozi di elettronica e di abbigliamento. Di giorno, sono tutti presi nei loro traffici. Vendite, accordi, diatribe, viene tutto fatto alla luce del sole. In una piazzetta vicino si riuniscono invece i più anziani che passano le loro giornate chiacchierando e rimproverando i ragazzini che giocano a calcio poco distante.

Il quartiere è molto povero. E pieno di polizia. Pare che da quando il Sarko tanto odiato si è insediato all’Eliseo, da queste parti fiocchino multe, sanzioni, e una maggiore aggressività nei confronti degli  immigrati di colore. Basta poi percorrere qualche centinaio di metri, e raggiungere il quartiere Le Panier o la zona del porto o più in là ancora, per accorgersi che di arabi non si trova quasi più traccia; spariscono le barbe, i vestiti lunghi e al posto di queste spuntano valigie, cellulari, cravatte, negozi costosi e molte macchine di grossa cilindrata.

Questo post, adesso, è scritto molto di corsa. Potrei, naturalmente, continuare a scrivere a lungo, perché ci sono moltissime cose di cui scrivere, ma non lo faccio perchè ho iniziato a mettere tutto in prosa. Vi aggiornerò, nell’ipotesi in cui la cosa vi interessi, ancora. Scriverò altri post di questo tipo. E magari nel prossimo vi racconterò di un ottimo distillato alle prugne bevuto ieri notte in casa di un eccentrico regista cinquantenne, vecchio amico di Mario Rigoni Stern.

Alla prossima.

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