Scrivere...
Da queste parti è sorta la necessità di un periodo (indefinito) di silenzio e riflessione.
Da queste parti è sorta la necessità di un periodo (indefinito) di silenzio e riflessione.
Se sei un pescatore e il tuo peschereccio naviga in lungo e in largo le acque del Canale di Sicilia, l’incontro con la morte, con il pericolo, è un’esperienza comune.
Nell’ottimo sito Terre Libere, il racconto di questa esperienza.
Ci troviamo nel passaggio. È la nostra zona di pesca, e la loro zona di transito”. Quasi ogni giorno i pescatori del Canale di Sicilia incrociano le barche dei migranti al largo di Lampedusa. E sempre più spesso sostituiscono Guardia Costiera e Marina militare in difficili salvataggi. L’ultimo è avvenuto lo scorso 28 novembre 2008. Col mare in burrasca e onde alte otto metri, cinque equipaggi siciliani hanno coraggiosamente soccorso 650 persone. Per incontrare i protagonisti di quel salvataggio, sono andato a Mazara del Vallo, primo distretto della pesca in Italia. E ho scoperto che non è la prima volta. Negli ultimi anni i pescatori mazaresi hanno salvato la vita a centinaia di uomini e donne. Le loro sono storie incredibili, di uomini ripescati in alto mare, a mollo da ore, aggrappati alla chiglia di un gommone affondato…
A giugno sarò a Milano per questo. Un ottimo evento (organizzato da Emanuele Quintarelli e Open-Knowledge) e un momento di grande formazione.
E, intanto, a Pino Maniaci quelli di Articolo21 hanno consegnato la tessera onoraria, come già avevano fatto con il giornalista Enzo Palmesano.
Non ho letto il libro, Giovani promesse di Martino Gozzi. Non avevo intenzione di leggerlo, perchè in un certo senso questo genere di libri ho imparato a conoscerli. Un po’ come è stato per La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano. Sono libri dai quali non ti aspetti nulla. E sarebbe buona cosa finirla con il buonismo: sono libri che non servono a nulla tout court, se non ad alimentare l’industria del libro.
Oggi ho letto la splendida stroncatura che del libro di Gozzi si fa sul nuovo (avevo dimenticato di segnalarlo, ma complimenti a quei ragazzi per la ripartenza) Cabaret Bisanzio. Questo è il link.
Per quanto mi riguarda vale la frase pronunciata da non-mi-ricordo-chi: non l’ho letto e non mi piace.
Pino Maniaci lavora a TeleJato, l’emittente di Partinico (Palermo) diretta da Riccardo Orioles che - unica - rompe di continuo le scatole a mafia, mafiosi e politica corrotta.
Pino Maniaci è Giornalista con la g maiuscola. Ma Pino Maniaci una tessera all’ordine dei giornalisti non ce l’ha. E nemmeno la vuole, laddove di giornalisti veri con tessera non ce ne sono poi molti. Lui è uno che il mestiere lo pratica tutti i giorni, denunciando, scrivendo, sferzando e ancora denunciando. Non c’è bisogno di aggiungere altro: il suo lavoro da fastidio a molti. Così l’accusa di esercizio abusivo della professione (giornalistica), dalla quale dovrà difendersi in un pubblico processo l’8 maggio prossimo, appare più come uno degli ultimi stratagemmi per costringere Pino Maniaci al silenzio.
C’è da aggiungere che Pino Maniaci aveva dovuto difendersi anche in passato da un’accusa simile, quando un dipendente comunale lo aveva denunciato. In quell’occasione l’articolo 21 della nostra Costituzione (quello che non dovremmo mai dimenticare di difendere) lo aveva messo al riparo dallo sgarro.
Particolare: la denuncia, questa volta, è pure risultata anonima.
L’associazione Articolo21 ha lanciato una campagna: La mia tessera per Maniaci. Io non ho tessera, ma ne avessi una sarebbe di sicuro per Pino Maniaci.
La fine del percorso di Bombasicilia.it è stata annunciata qualche tempo fa. Era anche stato detto che il progetto non era finito. Solo mutava. Cambiava forma e nome. Ecco quindi che adesso arriva l’annuncio della nascita dei Pupi di Zuccaro.
I crescenti impegni mi hanno spinto a tirarmi fuori dalla redazione della nuova iniziativa, capitanata - come già fu per Bombasicilia - dall’ottimo e vulcanico Tonino Pintacuda, ma voglio qui augurare a tutti loro buona fortuna. Certamente non mancherò di seguirli nel loro cammino.