E’ uscito credo a settembre, quest’ultimo romanzo di Raul Montanari. Edito da Baldini Castoldi Dalai, è la storia di un uomo, di un diario ritrovato e degli equilibri dell’esistenza. Che a volte si rompono.
Strane cose, domani è presentato come un thriller. Colpi di scena, senso dell’attesa, scrittura lineare ed efficace.
Io non ho mai letto Montanari. Lo confesso. Ho conosciuto il suo volto in tv, qualche tempo fa, mi pare in un programma del primo pomeriggio. L’ho rivisto da Daria Bignardi, un paio di sere fa. Con il motociclistapiccolorossi che non ho ancora capito se c’è o se ci fa. Parlavano, anche, di questo suo ultimo romanzo. Così, ieri sera, a passeggio lungo la via Etnea (Catania), sono entrato in libreria (la libreria Giunti, quella vicina al Duomo) e ho cercato il volume. 17 euro e 50. Fuori dalle mie tasche, ho pensato subito, ma nessuno mi vieta di leggerne qui qualche pagina. Così ho fatto.
L’inizio è da thriller.
Prosegue così tutto il primo capitolo. Poi la prima persona. Sempre con un linguaggio pulito, semplice, lineare. Scrive bene Montanari. Ora, non ho la minima idea di come stiamo messi ad estimatori, detrattori, scettici, entusiasti. Quel che è certo è che Strane cose, domani parte bene, una spanna sopra il resto dell’immondizia spacciata per letteratura (soprattutto italiana) da qualche anno a questa parte.
Quel che è meno certo è se io riuscirò a trovare i 17 euro e 50 per saldare il prezzo di copertina. Ma questa, è tutta un’altra storia.
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