nav-left cat-right
cat-right

Si riparte?...

Alla fine di un periodo intenso (frase falsa, dato che il periodo intenso non è finito e non so se finirà), cerco di riprendere in mano questo blog.

Cosa è successo nel frattempo?

E’ aumentato, e di molto, il carico di lavoro. Ho rifatto il sito principale. Ho avviato una collaborazione importante, con un web designer molto bravo (detto tra parentesi, io mi occuperò di posizionamento e web marketing), ho perso l’intero archivio di Problogging e sto ripartendo a fatica da zero. Ho rifatto anche Problogging.

Le ipotesi di venture capitalism per il progetto eRistoranti sembrano per il momento lontane. Proverò a contattare qualcun altro.

Ho ripreso a scrivere. A occuparmi di scrittura, di lettura, di libri, eccetera. E questo, quanto meno, è un bene per me stesso. Per gli altri, si vedrà.

Ho una storia per la testa. Una storia dura, reale, cruda, che mi è capitata di ascoltare pochi giorni fa. E mi piacerebbe raccontarla. Ci proverò la notte, come ama fare qualcuno che io stimo moltissimo.

A proposito di Remo, ha lanciato l’iniziativa del racconto a quattro mani per il secondo anno consecutivo. Vi andasse di partecipare, credo sia ancora possibile iscriversi.

Ah! Come non citarlo. Scarpa ha vinto lo Strega. Antonio ha scritto a tal proposito un post puntuale che vi consiglio di leggere.

Morto Giuseppe Bonaviri...

Ho appena ricevuto la newsletter che periodicamente Massimo Maugeri invia con gli aggiornamenti da Letteratitudine in cui si riporta la notizia della scomparsa di Giuseppe Bonaviri.

Nel post che Massimo ha pubblicato potrete trovare moltissimi contributi sulla scrittura e i libri di un vero maestro, compresa un’intervista fatta a Bonaviri da Massimiliano Perrotta.

In questi casi è facile abbandonarsi alle iperboli. Ma non è questa la circostanza. Ho amato Bonaviri, ho letto di lui tutto quanto era possibile leggere. Mancherà moltissimo, soprattutto ai suoi parenti e amici. Ma resteranno i suoi libri, le sue opere e un’arte unica, impossibile da imitare.

Marsiglia. Tre. Aragon e Jean-Claude Izzo...

Questi di Marsiglia sono per me giorni di riavvicinamento alla scrittura. Ho avuto diverse opportunità, tra le quali cito la chiacchierata con un regista francese che sta scrivendo in questi mesi un film incentrato su Mario Rigoni Stern, autore de Il sergente nella neve e Stagioni (per citare il primo e l’ultimo), e la scoperta di Aragon, autore molto noto in Francia (per nulla in Italia, credo) sebbene di difficile lettura.

La scoperta di Aragon la devo a una donna straordinaria, di grande cultura, che si chiama Gaelle Vu, di origine vietnamita, anche lei regista. Ieri sera a cena abbiamo parlato a lungo di questo autore, poeta e prosatore di livello eccelso, certamente tra i più grandi autori che la Francia del novecento ha donato al mondo. Ma su Aragon prometto di tornarci quando avrò trovato qualche suo volume nelle bouquinerie della città (ho finora letto solo qualche capitolo di Mise à mort in biblioteca, primo libro della fae surrealista di Aragon).

E poiché le cose non accadono mai per caso, entrambe queste chiacchierate sono avvenute al Panier, quartiere confinante con il quartiere di Belsunce dove ho casa. E al Panier vive nella prima metà del secolo la famiglia di Jean-Claude Izzo, il padre napoletano Gaetano (ma noto - chissà perché - come François) e la madre Isabelle Navarro (di origine spagnola e detta “Babette”). Jean-Claude Izzo per i francesi è stato come una meteora, apparso negli anni ‘90 e scomparso nel 2000 in seguito a una malattia. Pubblicato da Gallimard (ristampato tutto - come detto - nelle versioni pocket Folio policier), Izzo racconta Marsiglia e lo fa con quel personaggio straordinario che è Fabio Montale, originario di Napoli come il padre dello scrittore e come una larga parte degli abitanti del quartiere del Panier prima della seconda guerra mondiale.

Nei romanzi di Izzo c’è tutta Marsiglia, ci sono gli immigrati, c’è il Vieux Port, les Calanques, il Panier.

Ici, il faut prendre parti,. Se passioner. Être pour, être contre. Être violemment.

Questa è Marsiglia. Che è uno dei grandi porti d’Europa, ma non solo. E’ terra di immigrazione straordinaria (il quartiere popolare in cui io stesso ho casa in questi giorni ne è la testimonianza), di contraddizioni, di difficoltà, di contrasto, ma anche di convivenza e intreccio di religiorni e costumi differenti.

La Marsiglia che sto vivendo è una città in cui ci sono le guerre tra le gang e in cui le auto della polizia corrono e sgommano a ogni ora del giorno e della notte. Ma è anche la città che vive una diffidenza che è solo iniziale e apparente. Durante i miei primi giorni qui, venivo guardato dagli arabi del quartiere quasi come un intruso. Non avevo macchina con il numero 13 nella targa (e già questo mi poneva in una condizione di rischio) e in generale avevo abiti e accessori che mi classificavano tra i benestanti. Qui la gente è povera. Gli oggetti di ogni tipo e utilità vengono lasciati agli angoli delle strade in attesa di essere raccolti da qualcuno che ne ha bisogno. Eppure è bastato passeggiare qualche giorno tra le strette vie di Belsunce per diventare un volto familiare. Molti mi salutano e sorridono. Il tipo grosso della boulangerie sotto casa è quasi un amico. Insomma, questa Marsiglia popolare comincia a piacermi parecchio e sento pure che potrei viverci come ormai fa mio fratello da un anno a questa parte.

L’altra faccia della città è quella della Marsiglia dei pub, dei ristoranti, del quartiere a sud del porto, di Rue de la Republique e della Rue Paradis immortalata dal celebre film “Quella strada chiamata Paradiso”. E’ la Marsiglia dei club nautici, dei palazzi acquistati dagli americani e ristrutturati per essere rivenduti a peso d’oro a non si sa bene chi. E’ la Marsiglia delle piccole botteghe che chiudono per lasciare il posto ai grandi marchi e alle multinazionali. E’ un percorso che la città sta facendo e che - immagino - la porterà a cambiare volto nel giro di qualche anno. Sarebbe bello a quel punto ritornare. E fare un confronto. Ma intanto smetto di digitare e vado a fare una passeggiata per le ruelles.

Il Quaderno di Saramago, nella traduzione di Massi...

Se siete tra gli amanti di Saramago, autore di Cecità (tanto per citarne uno), allora immagino saprete che lo scrittore tiene un blog dal nome emblematico: O Caderno.

Bene. Da qualche tempo, è possibile leggere il blog di Saramago direttamente in italiano grazie al lavoro di Massimo LaFronza (del quale però non ho trovato tracce in rete. Massimo, se ci sei, batti un colpo!).

Il link è questo, e ovviamente il blog si chiama Il Quaderno.

Note a margine: oggi ho dato Robotica. Cinque materie, adesso, mi separano dal termine degli studi. Nel tardo pomeriggio ho comprato l’ultima uscita di Internazionale. Adesso (sono le 21:28) leggo del blog di Saramago. E penso a un Internazionale degli scrittori stranieri che hanno un blog, tutti da tradurre in italiano. Il blog c’è già (una mia vecchia idea mai decollata), si tratta di Altre Letterature. Mancano i traduttori. Io posso occuparmi di francese e, in parte, di inglese. C’è qualcuno che si fa avanti? Se raccolgo un certo numero di utenti, si può pure ripartire in breve tempo. Che ne pensate?

Senza fermarsi - Parole dal viaggio | Azimut edito...

Avevo già parlato del libro Senza fermarsi - Parole dal viaggio edito dalla Azimut. O meglio, vi avevo detto di averlo ricevuto. Poi ci sono state le tante cose da fare a occupare gran parte del mio tempo, le appena trascorse festività e un po’ di altra roba. Insomma, pur avendolo finito da tempo, non avevo ancora avuto la possibilità di parlarne. Rimedio subito.

Premessa: mi piacciono le raccolte di racconti. Sia quelle di un solo autore che quelle corali. Amo il racconto breve, amo scrivere racconti brevi (ahimè, sempre più di rado). Seconda premessa: amo il racconto di viaggio.

Nel caso della raccolta di racconti di cui sto parlando oggi, però, non si tratta di racconti di viaggio, bensì di racconti dal viaggio. Differenza sostanziale. Quel dal sposta del tutto il punto di vista, la prospettiva. E fornisce l’occasione agli scrittori coinvolti di parlare di se stessi, di fatti, di avvenimenti, avendo come sfondo un luogo e un viaggio intrapreso. Da questo punto di vista, la raccolta risulta molto interessante.

Fatte queste premesse e detto pure che i racconti sono 19 (stesso numero di scrittori coinvolti), devo aggiungere che la raccolta nel suo complesso non mi ha del tutto convinto. Non me ne voglia la Azimut, nè Fabio Pierangeli che l’ha curata. Tra gli ottimi racconti di Massimo Cacciapuoti, Giuseppe Conte, Giuseppe Lupo, ne compaiono altri che non mi hanno attratto sin dalle prime righe come i due pezzi di Alessandro Hellman o quello di Dario Buzzolan, un racconto con una buona scrittura (a tratti) che tradisce comunque l’assenza di un’idea che sia in grado di sostenerne la pur leggera impalcatura.

L’articolo di Eraldo Affinati, in fine, secondo me, poco si abbinava alla struttura globale del progetto, pur essendo meritevole di essere letto - appunto - come articolo a sè.

Letture | I racconti del ripostiglio, Claudio Mart...

Ho ricevuto questo romanzo (insieme di racconti) parecchio tempo fa. Con dedica, di Claudio Martini. Lo ricevetti subito prima che il lutto di cui dissi a suo tempo colpisse la mia famiglia. La vita, gli impegni, il lavoro, la scrittura, mi allontanarono dalla lettura per moltissimo tempo. Conclusi la lettura del romanzo di Claudio solo molto tempo dopo. E con un ritardo ancora più grande mi accingo a pubblicare le mie personali osservazioni, la mia lettura.

Premessa: Claudio Martini è uno psicologo e non è nuovo alla narrativa. In precedenza aveva pubblicato altri due libri, con Besa, oltre a saggi e testi di carattere scientifico. Claudio è nato al sud (Taranto), ma si è subito trasferito a Torino con la famiglia quando aveva ancora due anni. Claudio è una persona con  una notevole cultura e passione per la parola. Ne I racconti del ripostiglio tutto questo traspare.

Purtroppo del libro in sè non posso scrivere molto. Se è vero che è un viaggio all’interno della mente di un uomo, se è vero che racconto dopo racconto si disvela quella che poi sarà una ricerca psicologica dell’essere e un viaggio nella memoria e nei ricordi, è altrettanto vero che man mano che i racconti scivolano via, la vicenda globale si infittisce e complica. E appassiona. Una buona scrittura, non molto rapida ma dal carattere riflessivo e molto profondo utile a catturare l’attenzione del lettore, anche il più esigente che potrà ritrovare nel testo diversi piani di lettura e di decifrazione di un messaggio che arriverà solo alla fine, inaspettato.

Claudio è ancora in giro a presentare questo suo libro, nonostante sia uscito da qualche tempo. Potete cogliere l’occasione per incontrarlo, o semplicemente potete acquistarne una copia. Ne varrà senz’altro la pena.