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Sciascia e l’antimafia...

Un bell’articolo a firma Leonardo Guzzo su Leonardo Sciascia. Pubblicato su Il primo amore.

Vincere la mafia richiede lo sforzo di vincere due volte. Vincerla e staccarsene nettamente, schiacciarla affermando una superiore dignità, un primato morale. Per questo, crede Sciascia, i nemici della mafia non possono venir meno all’humanitas, derogare alle regole e al governo della ragione. Per questo, fino a quando il Paese non si assoggetterà a una morale che la giustizia per prima accolga e rappresenti, la mafia non sarà battuta.

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Leonardo Sciascia - Cultura e mafia in Sicilia...

Quando una tessera è meno che niente. Pino Maniac...

Pino Maniaci lavora a TeleJato, l’emittente di Partinico (Palermo) diretta da Riccardo Orioles che - unica - rompe di continuo le scatole a mafia, mafiosi e politica corrotta.

Pino Maniaci è Giornalista con la g maiuscola. Ma Pino Maniaci una tessera all’ordine dei giornalisti non ce l’ha. E nemmeno la vuole, laddove di giornalisti veri con tessera non ce ne sono poi molti. Lui è uno che il mestiere lo pratica tutti i giorni, denunciando, scrivendo, sferzando e ancora denunciando. Non c’è bisogno di aggiungere altro: il suo lavoro da fastidio a molti. Così l’accusa di esercizio abusivo della professione (giornalistica), dalla quale dovrà difendersi in un pubblico processo l’8 maggio prossimo, appare più come uno degli ultimi stratagemmi per costringere Pino Maniaci al silenzio.

C’è da aggiungere che Pino Maniaci aveva dovuto difendersi anche in passato da un’accusa simile, quando un dipendente comunale lo aveva denunciato. In quell’occasione l’articolo 21 della nostra Costituzione (quello che non dovremmo mai dimenticare di difendere) lo aveva messo al riparo dallo sgarro.

Particolare: la denuncia, questa volta, è pure risultata anonima.

L’associazione Articolo21 ha lanciato una campagna: La mia tessera per Maniaci. Io non ho tessera, ma ne avessi una sarebbe di sicuro per Pino Maniaci.

I giornali (il giornale) a Catania | Per chi vogli...

Ricordo che una volta ne parlò pure Marco Travaglio, intervistato sull’argomento nel corso di un incontro pubblico organizzato presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Catania. La situazione dell’informazione è messa male in tutta Italia, dove tutti - e ripeto, tutti - i giornali sono schierati o da una parte o dall’altra.

Se poi ci si ferma al sud, in questo sud che amo e odio quasi in egual misura, non si può non parlare di informazione malata, collusa, nella migliore delle ipotesi deficitaria. La zona orientale, quella in cui vivo, è contraddistinta da un unico titolo: La Sicilia di Ciancio. Per farvi un esempio, La Sicilia è un giornale in cui il figlio di un mafioso (detenuto in regime di 41bis) può scrivere una lettera ed essere pubblicato in cronaca senza alcun commento aggiuntivo da parte della redazione. La Sicilia è il motivo per cui la provincia di Catania non ha un’edizione locale di Repubblica, o di altri quotidiani.

Ho trovato su Liberainformazione (che vi consiglio di visitare spesso) un lungo articolo intitolato proprio La succubanza. I quotidiani siciliani e la mafia, a firma di Antonello Mangano di Terrelibere.it. Ecco, leggetelo. E se non siete mafiosi o figli di mafiosi, probabilmente vi incazzerete sul serio.

Cacciatore di mafiosi, Mondadori | La lettura di A...

Segnalo questa bella recensione di Antonio Pagliaro al libro Cacciatore di mafiosi edito da Mondadori, libro che cercherò di leggere al più presto.

Recensione fulmine per chi va di fretta: questo è il più bel libro di mafia che io abbia letto negli ultimi anni. Segue recensione non fulmine.

Pietro Romeo, soldato di Leoluca Bagarella, non intende “farsi l’incastru pi ’sti quattru cornuti”. E’ in stato di fermo davanti al procuratore Sabella. Pietro Romeo è un gigante, pesa più di cento chili. Si capisce subito che può uccidere a mani nude. Questo, infatti, era il suo compito: strangolare. Adesso è di fronte alla scelta: ergastolo o collaborazione. E decide di collaborare. Romeo è un uomo forte che racconta di aver avuto paura una sola volta. Prima di affiliarsi a Cosa nostra era un ladro. A Bagheria ruba un camioncino di sigarette e, nella fuga, dimentica il cassone semiaperto. Quando incrocia un corteo funebre, accelera per evitarlo. Non ci riesce: la maniglia dello sportello spalancato aggancia una corona di fiori - “Per il mio amato cognato” - e la trascina con sé. I parenti del morto iniziano un folle inseguimento. “Ammazzatilu ’stu crastu”. Romeo è terrorizzato, abbandona il camion e riesce a dileguarsi. Convinto di avere attratto su di sé una grande sfortuna, sull’episodio non dormirà a lungo. Poi entra in Cosa nostra e inizia la carriera di omicida senza armi, fino alla cattura e al pentimento. Romeo collabora e fa prendere tre latitanti la stessa notte del suo arresto. A Roma, fa recuperare un quintale di esplosivo. T4 e semtex destinati, nell’ambito della “trattativa” del 1993, alla Torre di Pisa. “Se un giorno Pisa si trovasse senza la Torre” si raccontavano i capimafia... continua

Io mi chiamo Roberto Saviano...

Nel post precedente, in cui ho parlato della petizione indetta da repubblica.it, ho scritto in un commento che in un paese normale uno scrittore come Saviano non verrebbe attaccato. Anzi. Ho anche detto, scritto, che Saviano non deve diventare un simbolo. I simboli liberano tutti gli altri da qualsiasi responsabilità.

E allora ho detto, scritto, che sono anche io responsabile di quanto ha scritto Saviano. Ho detto di più: io mi chiamo Roberto Saviano.

E poi ho chiesto a voi come vi chiamate. Ha risposto Rita, che ringrazio. Voi potete continuare nei commenti a questo post. Verrete tutti inseriti qui di seguito.

  • Antonio Consoli
  • Rita
  • Silvia Castorina
  • Christiana Held, Amburgo

La petizione per Roberto Saviano | Centomila firme...

Oggi ho firmato la petizione lanciata da Repubblica.it per lo scrittore Roberto Saviano. Su Esquisse ho più volte parlato di Roberto Saviano e di mafia in generale, e chi mi conosce sa quanto stimi il lavoro dello scrittore napoletano e quanto apprezzi in generale chi si occupa di mafia, collusioni con la politica, malaffare e tutto quanto ingessa e affanna questa nostra penisola.

La petizione è stata sottoscritta da sei premi Nobel. Tutti i tg di oggi ne hanno parlato. Dario Fo, Rita Levi Montalcini, lo scrittore turco Pamuk, lo scrittore tedesco Grass, Tutu e Gorbaciov. Le firme raccolte, nel momento in cui scrivo, sono 101635. Un numero sorprendente, data anche la rapidità con la quale gli utenti di Repubblica.it hanno sottoscritto l’appello.

Riporto di seguito il testo dell’appello e vi invito a firmare, se già non l’avete fatto.

Roberto Saviano è minacciato di morte dalla camorra, per aver denunciato le sue azioni criminali in un libro - “Gomorra” - tradotto e letto in tutto il mondo. E’ minacciata la sua libertà, la sua autonomia di scrittore, la possibilità di incontrare la sua famiglia, di avere una vita sociale, di prendere parte alla vita pubblica, di muoversi nel suo Paese. Un giovane scrittore, colpevole di aver indagato il crimine organizzato svelando le sue tecniche e la sua struttura, è costretto a una vita clandestina, nascosta, mentre i capi della camorra dal carcere continuano a inviare messaggi di morte, intimandogli di non scrivere sul suo giornale, “Repubblica”, e di tacere.
Lo Stato deve fare ogni sforzo per proteggerlo e per sconfiggere la camorra. Ma il caso Saviano non è soltanto un problema di polizia. E’ un problema di democrazia. La libertà nella sicurezza di Saviano riguarda noi tutti, come cittadini.
Con questa firma vogliamo farcene carico, impegnando noi stessi mentre chiamiamo lo Stato alla sua responsabilità, perché è intollerabile che tutto questo possa accadere in Europa e nel 2008.

[L'immagine di copertina è tratta da repubblica.it]