nav-left cat-right
cat-right

Infine, il ritorno...

E alla fine sono tornato in patria. Lasciando una città, Marsiglia, che probabilmente non si lascia mai davvero. Prima di questo viaggio avevo letto diverse cronache da Massilia (il nome antico) e tutte più o meno ponevano in evidenza un fatto: Marsiglia è una città che in qualche modo ti entra dentro.

I motivi possono essere diversi. Ciascuno la vive secondo la sua sensibilità, esperienze precedenti, emozioni, visioni, sogni, eccetera. Io ho trovato diversi punti di ancoraggio, diversi punti fermi che mi fanno dire ancora oggi di non aver mai lasciato le vie intorno alla Canebiere in direzione autostrada. E, forse, più di altri, mi sono rimasti dentro i quartieri più popolari, Belsunce e il Panier. Le stradine, la gente, i ragazzini, le moschee piene di fedeli, le chiese cattoliche tremendamente deserte e meta solo di turisti, i palazzi in decadenza con le persiane che quasi cadono a pezzi, le scale interne che si attorcigliano su se stesse sempre uguali sia che ti trovi in Rue Françis de Pressensé o in Rue Paradis e Rue de Rome. I cortili, i tetti presi a dimora dai gabbiani, i barboni, i pazzi, le donne coperte dal velo e i ricchi che passeggiano per le vie importanti del centro dove di poveri non ne vedi più nemmeno l’ombra, poveri che solo nell’ombra di una città a volte dura possono continuare a vivere.

Poi c’è Aragon. Ormai stabilmente con me. Da un bouquiniste molto simpatico e colto ho trovato sei libri dell’autore de La Semaine Sante e Les Beaux Quartieres a un ottimo prezzo. E poi ci sono  tante altre vicende che non racconterò mai perché giusto che sia così. Storie che ti sembra non possano mai accadere se non in un film o in un romanzo e che in qualche modo, anche se da lontano, ti toccano nel profondo e ti fanno riflettere. Ti fanno guardare ad altro.

Ma non posso certo esaurire Marsiglia in uno o più post di un blog. Non posso e non voglio. Ora che mi ritrovo qui alla mia scrivania, penso solo alla prossima volta che ci tornerò.

Marsiglia. Tre. Aragon e Jean-Claude Izzo...

Questi di Marsiglia sono per me giorni di riavvicinamento alla scrittura. Ho avuto diverse opportunità, tra le quali cito la chiacchierata con un regista francese che sta scrivendo in questi mesi un film incentrato su Mario Rigoni Stern, autore de Il sergente nella neve e Stagioni (per citare il primo e l’ultimo), e la scoperta di Aragon, autore molto noto in Francia (per nulla in Italia, credo) sebbene di difficile lettura.

La scoperta di Aragon la devo a una donna straordinaria, di grande cultura, che si chiama Gaelle Vu, di origine vietnamita, anche lei regista. Ieri sera a cena abbiamo parlato a lungo di questo autore, poeta e prosatore di livello eccelso, certamente tra i più grandi autori che la Francia del novecento ha donato al mondo. Ma su Aragon prometto di tornarci quando avrò trovato qualche suo volume nelle bouquinerie della città (ho finora letto solo qualche capitolo di Mise à mort in biblioteca, primo libro della fae surrealista di Aragon).

E poiché le cose non accadono mai per caso, entrambe queste chiacchierate sono avvenute al Panier, quartiere confinante con il quartiere di Belsunce dove ho casa. E al Panier vive nella prima metà del secolo la famiglia di Jean-Claude Izzo, il padre napoletano Gaetano (ma noto - chissà perché - come François) e la madre Isabelle Navarro (di origine spagnola e detta “Babette”). Jean-Claude Izzo per i francesi è stato come una meteora, apparso negli anni ‘90 e scomparso nel 2000 in seguito a una malattia. Pubblicato da Gallimard (ristampato tutto - come detto - nelle versioni pocket Folio policier), Izzo racconta Marsiglia e lo fa con quel personaggio straordinario che è Fabio Montale, originario di Napoli come il padre dello scrittore e come una larga parte degli abitanti del quartiere del Panier prima della seconda guerra mondiale.

Nei romanzi di Izzo c’è tutta Marsiglia, ci sono gli immigrati, c’è il Vieux Port, les Calanques, il Panier.

Ici, il faut prendre parti,. Se passioner. Être pour, être contre. Être violemment.

Questa è Marsiglia. Che è uno dei grandi porti d’Europa, ma non solo. E’ terra di immigrazione straordinaria (il quartiere popolare in cui io stesso ho casa in questi giorni ne è la testimonianza), di contraddizioni, di difficoltà, di contrasto, ma anche di convivenza e intreccio di religiorni e costumi differenti.

La Marsiglia che sto vivendo è una città in cui ci sono le guerre tra le gang e in cui le auto della polizia corrono e sgommano a ogni ora del giorno e della notte. Ma è anche la città che vive una diffidenza che è solo iniziale e apparente. Durante i miei primi giorni qui, venivo guardato dagli arabi del quartiere quasi come un intruso. Non avevo macchina con il numero 13 nella targa (e già questo mi poneva in una condizione di rischio) e in generale avevo abiti e accessori che mi classificavano tra i benestanti. Qui la gente è povera. Gli oggetti di ogni tipo e utilità vengono lasciati agli angoli delle strade in attesa di essere raccolti da qualcuno che ne ha bisogno. Eppure è bastato passeggiare qualche giorno tra le strette vie di Belsunce per diventare un volto familiare. Molti mi salutano e sorridono. Il tipo grosso della boulangerie sotto casa è quasi un amico. Insomma, questa Marsiglia popolare comincia a piacermi parecchio e sento pure che potrei viverci come ormai fa mio fratello da un anno a questa parte.

L’altra faccia della città è quella della Marsiglia dei pub, dei ristoranti, del quartiere a sud del porto, di Rue de la Republique e della Rue Paradis immortalata dal celebre film “Quella strada chiamata Paradiso”. E’ la Marsiglia dei club nautici, dei palazzi acquistati dagli americani e ristrutturati per essere rivenduti a peso d’oro a non si sa bene chi. E’ la Marsiglia delle piccole botteghe che chiudono per lasciare il posto ai grandi marchi e alle multinazionali. E’ un percorso che la città sta facendo e che - immagino - la porterà a cambiare volto nel giro di qualche anno. Sarebbe bello a quel punto ritornare. E fare un confronto. Ma intanto smetto di digitare e vado a fare una passeggiata per le ruelles.

Marsiglia. Due...

Mattinata trascorsa in giro in solitaria. Dopo aver visitato la Réformés e una libreria in cui ho acquistato la trilogia di Fabio Montale di Jean-Claude Izzo (edizioni Folio Policier, i romanzi della trilogia sono Total Khéops, Chourmo e Solea, pubblicati in Italia da E/O), sono entrato per la prima volta all’Alcazar, una delle grandi biblioteche di Marsiglia, al 14 di Cours Belsunce, a pochi passi da casa.

L’Alcazar ha una storia molto antica. Nel 1857, esattamente il 18 ottobre, viene inaugurato le Théâtre de l’Alcazar. La sala può contenere 2000 persone (dove chi segue gli spettacoli può bere e fumare), poi ci sono gallerie e un giardino all’aperto dove si svolgono feste notturne o gli spettacoli stessi nel corso delle calde sere d’estate. La stagione lirica dell’Alcazar è conosciuta in tutta la nazione entro il 1860.

Nel 1873 un incendio scoppiato al termine di una rappresentazione distrugge velocemente il teatro. 4 mesi dopo riapre già i battenti e in breve tempo riconquista fama e gloria. Tutti i più grandi artisti parigini passano da qui. E così via fino alla metà del novecento, quando nuovi mezzi (soprattutto la televisione) mettono in crisi l’idea del caffé-concerto. Il 13 aprile 1964, Il teatro fallisce.

Dal 2004, L’Alcazar viene riaperto al termine di un periodo di quattro anni in cui si cerca di dare alla struttura un’immagine completamente diversa, fatta di grandi vetrate, ascensori moderni, e quattro piani pieni di scaffali, scrivanie e computer che ospitano una vasta collezione di libri, saggi, film, cd e dvd musicali, scienza, tecnologia e naturalmente letteratura.

Ed è proprio nella zona dedicata alla letteratura francese che ho raccolto alcuni volumi (ho trascorso alcune ore rannicchiato in una poltrona comodissima a leggere bellissime pagine di prosa) del grande scrittore Aragon, vero mito di Francia e probabilmente pochissimo conosciuto in Italia, un uomo dal carattere particolare (che amava alla follia sua moglie Elsa pur tradendola di continuo con donne incontrate occasionalmente), comunista, poeta e prosatore. Sto già visitando tutte le bouquinerie della zona per reperire il maggior numero possibile delle sue opere. Ma questa storia farà parte di un prossimo aggiornamento. Adesso devo staccare. La pasta è pronta!