nav-left cat-right
cat-right

Il secondo numero delle Cronache contro un inarres...

Dopo un primo numero davvero interessante, è online da qualche giorno (quindi, scaricabile e stampabile. Anzi, da stampare) il secondo numero delle Cronache contro un inarrestabile svanire, semestrale di approfondimento curato da una redazione battagliera e di valore che risponde al nome di Pupi di zuccaro.

Per chi avesse perso qualche puntata, sto parlando del vecchio Bombasicilia, mutato in forma e nome e indirizzo: Pupi di zuccaro.

Per festeggiare il primo compleanno del progetto è stato appena
pubblicato il numero 2 in pdf: un piccolo reportage sull´editoria
siciliana, racconti della memoria tra Bagheria e Messina, un articolo
sul rapporto tra Amici di Maria De Filippi e Marx, recensioni, foto, e
la sezione “storie vostre” per i racconti che arrivano all´indirizzo
pupidizuccaro@gmail.com.

Per scaricare il file del PDZ N.2 potete visitare il seguente indirizzo. Per inviare i vostri contributi, potete invece fare riferimento all’indirizzo mail pubblicato poco più sopra.

Sto scrivendo un racconto...

Come recita il titolo, sto scrivendo un racconto. La reazione vostra (normalissima) dovrebbe essere del tipo: e a me cosa importa!

Avete ragione. Solo che dal mio punto di vista, analizzando bene gli ultimi 3 - 4 anni, è una grande notizia. Non scrivo niente che abbia un inizio, una continuazione e una fine da troppo tempo, perché questo fatto rimanga nel silenzio. Ecco quindi che ho deciso di scriverlo qui, che è il blog dove mi faccio i fatti miei.

Buona domenica sera a tutti.

Si riparte?...

Alla fine di un periodo intenso (frase falsa, dato che il periodo intenso non è finito e non so se finirà), cerco di riprendere in mano questo blog.

Cosa è successo nel frattempo?

E’ aumentato, e di molto, il carico di lavoro. Ho rifatto il sito principale. Ho avviato una collaborazione importante, con un web designer molto bravo (detto tra parentesi, io mi occuperò di posizionamento e web marketing), ho perso l’intero archivio di Problogging e sto ripartendo a fatica da zero. Ho rifatto anche Problogging.

Le ipotesi di venture capitalism per il progetto eRistoranti sembrano per il momento lontane. Proverò a contattare qualcun altro.

Ho ripreso a scrivere. A occuparmi di scrittura, di lettura, di libri, eccetera. E questo, quanto meno, è un bene per me stesso. Per gli altri, si vedrà.

Ho una storia per la testa. Una storia dura, reale, cruda, che mi è capitata di ascoltare pochi giorni fa. E mi piacerebbe raccontarla. Ci proverò la notte, come ama fare qualcuno che io stimo moltissimo.

A proposito di Remo, ha lanciato l’iniziativa del racconto a quattro mani per il secondo anno consecutivo. Vi andasse di partecipare, credo sia ancora possibile iscriversi.

Ah! Come non citarlo. Scarpa ha vinto lo Strega. Antonio ha scritto a tal proposito un post puntuale che vi consiglio di leggere.

Senza fermarsi - Parole dal viaggio | Azimut edito...

Avevo già parlato del libro Senza fermarsi - Parole dal viaggio edito dalla Azimut. O meglio, vi avevo detto di averlo ricevuto. Poi ci sono state le tante cose da fare a occupare gran parte del mio tempo, le appena trascorse festività e un po’ di altra roba. Insomma, pur avendolo finito da tempo, non avevo ancora avuto la possibilità di parlarne. Rimedio subito.

Premessa: mi piacciono le raccolte di racconti. Sia quelle di un solo autore che quelle corali. Amo il racconto breve, amo scrivere racconti brevi (ahimè, sempre più di rado). Seconda premessa: amo il racconto di viaggio.

Nel caso della raccolta di racconti di cui sto parlando oggi, però, non si tratta di racconti di viaggio, bensì di racconti dal viaggio. Differenza sostanziale. Quel dal sposta del tutto il punto di vista, la prospettiva. E fornisce l’occasione agli scrittori coinvolti di parlare di se stessi, di fatti, di avvenimenti, avendo come sfondo un luogo e un viaggio intrapreso. Da questo punto di vista, la raccolta risulta molto interessante.

Fatte queste premesse e detto pure che i racconti sono 19 (stesso numero di scrittori coinvolti), devo aggiungere che la raccolta nel suo complesso non mi ha del tutto convinto. Non me ne voglia la Azimut, nè Fabio Pierangeli che l’ha curata. Tra gli ottimi racconti di Massimo Cacciapuoti, Giuseppe Conte, Giuseppe Lupo, ne compaiono altri che non mi hanno attratto sin dalle prime righe come i due pezzi di Alessandro Hellman o quello di Dario Buzzolan, un racconto con una buona scrittura (a tratti) che tradisce comunque l’assenza di un’idea che sia in grado di sostenerne la pur leggera impalcatura.

L’articolo di Eraldo Affinati, in fine, secondo me, poco si abbinava alla struttura globale del progetto, pur essendo meritevole di essere letto - appunto - come articolo a sè.

Arrivato oggi | Senza fermarsi, parole dal viaggio...

Ringrazio Guido Farneti di Azimut per avermi inviato questo libro, Senza fermarsi - Parole dal viaggio.

Prima impressione: copertina bellissima.

Seconda impressione: sarà molto interessante leggerlo.

Il libro è costituito da una serie di brevi racconti di viaggio, o meglio dal viaggio, scritti da autori come Erri De Luca, Eraldo Affinati, Alessandro Hellmann, Massimo Cacciapuoti e tanti altri. Una raccolta di racconti curata dal professore Fabio Pierangeli dell’Università Tor Vergata di Roma.

Alla fine della lettura, le mie impressioni qui e su Bombasicilia.

Arrivato oggi | L’heure secrète di Fabrizio...

Portaparole è una casa editrice bilingue, italo-francese, che pubblica autori francesi in italiano e autori italiani in francese. Ma non solo: le collane di questa casa editrice sono molte e tutte molto interessanti per chi come me è appassionato di letteratura francese.

Ringrazio Emilia Aru per avermi inviato uno degli ultimi testi pubblicati in francese: l’autore è Fabrizio Busso, il titolo è L’heure secrète e si tratta di una raccolta di racconti, sei per l’esattezza, che ho già cominciato a leggere.

Presto tornerò a parlare di questo libro e di questa casa editrice.

Presto in libreria da Sellerio i Racconti sicilian...

Sono di prossima uscita presso l’editore palermitano Sellerio i Racconti Siciliani di Danilo Dolci, raccolta già edita da Einaudi (1963) e non più disponibile in libreria ormai da parecchio tempo. Anche su Dolci credo ci sia da dire e scrivere di più. Prima o poi, proverò a farlo.

«Questo libro comprende alcuni racconti più significativi che ho raccolto dal 1952 al 1960 tra la povera gente di quella parte della Sicilia in cui operiamo. Ho scelto i meglio leggibili badando a non sforbiciare liricizzando, temendo soprattutto che la scoperta critica, il fondo delle reazioni di chi legge, rischino di dissolversi in godimento estetico: tanto sono espressive, belle direi, alcune di queste voci». Forse è tempo di una renaissance di Danilo Dolci, della sua lezione di metodo, dopo la clamorosa attenzione risvegliata nei suoi contemporanei e la parziale dimenticanza degli ultimi anni. Fu infatti, per la questione sociale in Italia, un uomo di svolta epocale, un Gandhi italiano, essendo riuscito a inserire tra l’indifferenza delle classi dirigenti e l’economicismo prevalente delle lotte sindacali, il cuneo della denuncia pacifista, fatta di resistenza passiva, di pratica dell’obiettivo, di scioperi alla rovescia, di digiuni collettivi, di fusione dei diritti sociali nei diritti umani. Un acuto pungolo che spinse i migliori intellettuali italiani e gran parte del giornalismo a guardare finalmente al mondo degli ultimi, e costrinse l’opinione pubblica delle classi dirigenti a prenderne atto. Partiva dal presupposto, arduo allora come oggi, che per conoscere i poveri bisognasse vivere come loro, condividerne i bisogni materiali e la condizione spirituale; e che per far conoscere i poveri bisognasse render loro la voce. Era ciò che chiamava «l’inchiesta»: la bocca dei piccoli che parla. E fece scoprire, come spiegava Carlo Levi nel brano riportato a introduzione del volume, «la forza dei piccoli: l’immensa energia che si libera nel momento stesso in cui l’esistenza si realizza per la prima volta e prende, per la prima volta, coscienza di sé». Sono «inchiesta» questi racconti. Voci, vite vissute. Esse coprono tutto il ventaglio della stratificazione sociale della Sicilia arretrata di allora, dal cacciatore raccoglitore di conigli anguille e verdure, all’ultima principessa; e ci giungono in prima persona con effetto straniante dall’estremo lembo di un interminabile feudalesimo sul punto di fuoriuscire dalla storia. Documento di un passato prossimo inverosimile. Ma offrono anche il piacere letterario dell’opera di un poeta, quale Dolci era, che, per quanto tema lo smarrimento del lettore «in godimento estetico», non riesce a non soffermarsi beatamente nell’incanto di personaggi che sanno rappresentare il dolore di storie vissute in sogni magnifici di armonia con il tutto.

Babele 56 | La Milano multietnica in otto racconti...

Le nostre città, oramai, sono cambiate. Sono mutate. Così come le grandi capitali europee, anche Roma, Milano, Bologna, Catania (dove trovi facilmente senegalesi, congolesi che parlano benissimo il dialetto catanese e sono perfettamente integrati) stanno vivendo questo che io considero un passaggio storiografico obbligato che nessun politico (in particolar modo quelli della specie più diffusa, il politico ignorante) potrà mai fermare.

Da Terre di Mezzo è uscito nei giorni scorsi Babele 56 di Giorgio Fontana. Babele 56 è un richiamo, alla linea degli autobus numero 56 che attraversa il quartiere più multietnico della città, e una narrazione - attraverso otto racconti, otto storie - di come la città stessa sia cambiata. Ve ne consiglio l’acquisto (tra l’altro, costa veramente poco) e vi consiglio di seguire l’attività di Giorgio.

Karkadan, rapper tunisino. Kamal, giocatore di cricket dello Sri Lanka, portinaio per campare, José e Milca, editori peruviani a piazzale Loreto [...]. I capitoli del libro sono intervallati da un racconto ambientato sull’autobus numero 56, che percorre avanti e indietro via Padova, una della vie più multietniche di Milano [...]. Un giorno esci per andare al lavoro e ti accorgi che il tabaccaio sotto casa - Il tabaché del vintitrì, chiuso da tempo - ha ripreso vita: due ragazzi asiatici sistemano bottiglie di liquori e birra sugli scaffali bianchi. Quel giorno “posso dire di non aver visto soltanto un negozio che riapriva, ma una particella del processo di meticciamento”.

[Su segnalazione di Antonella Beccaria, il cui blog vi consiglio di seguire]