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Infine, il ritorno...

E alla fine sono tornato in patria. Lasciando una città, Marsiglia, che probabilmente non si lascia mai davvero. Prima di questo viaggio avevo letto diverse cronache da Massilia (il nome antico) e tutte più o meno ponevano in evidenza un fatto: Marsiglia è una città che in qualche modo ti entra dentro.

I motivi possono essere diversi. Ciascuno la vive secondo la sua sensibilità, esperienze precedenti, emozioni, visioni, sogni, eccetera. Io ho trovato diversi punti di ancoraggio, diversi punti fermi che mi fanno dire ancora oggi di non aver mai lasciato le vie intorno alla Canebiere in direzione autostrada. E, forse, più di altri, mi sono rimasti dentro i quartieri più popolari, Belsunce e il Panier. Le stradine, la gente, i ragazzini, le moschee piene di fedeli, le chiese cattoliche tremendamente deserte e meta solo di turisti, i palazzi in decadenza con le persiane che quasi cadono a pezzi, le scale interne che si attorcigliano su se stesse sempre uguali sia che ti trovi in Rue Françis de Pressensé o in Rue Paradis e Rue de Rome. I cortili, i tetti presi a dimora dai gabbiani, i barboni, i pazzi, le donne coperte dal velo e i ricchi che passeggiano per le vie importanti del centro dove di poveri non ne vedi più nemmeno l’ombra, poveri che solo nell’ombra di una città a volte dura possono continuare a vivere.

Poi c’è Aragon. Ormai stabilmente con me. Da un bouquiniste molto simpatico e colto ho trovato sei libri dell’autore de La Semaine Sante e Les Beaux Quartieres a un ottimo prezzo. E poi ci sono  tante altre vicende che non racconterò mai perché giusto che sia così. Storie che ti sembra non possano mai accadere se non in un film o in un romanzo e che in qualche modo, anche se da lontano, ti toccano nel profondo e ti fanno riflettere. Ti fanno guardare ad altro.

Ma non posso certo esaurire Marsiglia in uno o più post di un blog. Non posso e non voglio. Ora che mi ritrovo qui alla mia scrivania, penso solo alla prossima volta che ci tornerò.

Marsiglia. Due...

Mattinata trascorsa in giro in solitaria. Dopo aver visitato la Réformés e una libreria in cui ho acquistato la trilogia di Fabio Montale di Jean-Claude Izzo (edizioni Folio Policier, i romanzi della trilogia sono Total Khéops, Chourmo e Solea, pubblicati in Italia da E/O), sono entrato per la prima volta all’Alcazar, una delle grandi biblioteche di Marsiglia, al 14 di Cours Belsunce, a pochi passi da casa.

L’Alcazar ha una storia molto antica. Nel 1857, esattamente il 18 ottobre, viene inaugurato le Théâtre de l’Alcazar. La sala può contenere 2000 persone (dove chi segue gli spettacoli può bere e fumare), poi ci sono gallerie e un giardino all’aperto dove si svolgono feste notturne o gli spettacoli stessi nel corso delle calde sere d’estate. La stagione lirica dell’Alcazar è conosciuta in tutta la nazione entro il 1860.

Nel 1873 un incendio scoppiato al termine di una rappresentazione distrugge velocemente il teatro. 4 mesi dopo riapre già i battenti e in breve tempo riconquista fama e gloria. Tutti i più grandi artisti parigini passano da qui. E così via fino alla metà del novecento, quando nuovi mezzi (soprattutto la televisione) mettono in crisi l’idea del caffé-concerto. Il 13 aprile 1964, Il teatro fallisce.

Dal 2004, L’Alcazar viene riaperto al termine di un periodo di quattro anni in cui si cerca di dare alla struttura un’immagine completamente diversa, fatta di grandi vetrate, ascensori moderni, e quattro piani pieni di scaffali, scrivanie e computer che ospitano una vasta collezione di libri, saggi, film, cd e dvd musicali, scienza, tecnologia e naturalmente letteratura.

Ed è proprio nella zona dedicata alla letteratura francese che ho raccolto alcuni volumi (ho trascorso alcune ore rannicchiato in una poltrona comodissima a leggere bellissime pagine di prosa) del grande scrittore Aragon, vero mito di Francia e probabilmente pochissimo conosciuto in Italia, un uomo dal carattere particolare (che amava alla follia sua moglie Elsa pur tradendola di continuo con donne incontrate occasionalmente), comunista, poeta e prosatore. Sto già visitando tutte le bouquinerie della zona per reperire il maggior numero possibile delle sue opere. Ma questa storia farà parte di un prossimo aggiornamento. Adesso devo staccare. La pasta è pronta!

Marseille. E le sanguisughe...

L’altro giorno ho ricevuto in dono tre taccuini nuovi. Alcuni li avevo comprati io poco prima. In questo modo, ho circa cinque, sei taccuini pronti per essere macchiati, come dicono da altre parti. Ho alcune storie per la testa, compresa quella del romanzo la cui stesura si è impantanata tra le terza e la quarta pagina, ma non riesco a venirne a capo. 

In genere, scrivo di meno quando leggo di meno. Conosco scrittori che quando scrivono il loro libro non leggono nient’altro. Io no. E così, quando nella mia mente volteggiano formule scientifiche o progetti vari, leggo materiale narrativo in minore quantità e di conseguenza scrivo di meno. D’altronde, quest’ultimo è un processo che si auto-catalizza, si auto-alimenta. Cresce giorno dopo giorno e divora quella che altri definiscono creatività: quel lavoro, cioè, che conduce alla creazione - parola dopo parola - di un mondo alternativo, popolato da personaggi che non necessariamente appartengono alla realtà. E poichè di lavoro si tratta, necessaria è - per svolgerlo al meglio - concentrazione, continuità, familiarità con la parola scritta, e sudore. Nel periodo in cui scrivevo di più non c’erano nient’altro che le “storie”. Oggi, al contrario, ci sono solo i progetti più o meno importanti che, sia chiaro, vivo come la possibilità di crearmi un futuro svincolato dalle questioni che affligono il giovane (archetipo) siciliano alla ricerca perenne di un lavoro che sia sottopagato peggio di altri, ma che - mio malgrado - sono anche delle avide sanguisughe piantate tra il primo e il secondo neurone (quelli deputati alla funzione narrativo-prosatoria) che mi impediscono di metter giù qualcosa di più creativo di un business plan o una fattura commerciale.

A metà febbraio, però, cambierò aria. Sarò a Marsiglia per un breve soggiorno di una settimana. Chissà che le sanguisughe non scelgano di abbandonarmi per non affrontare il lungo viaggio in auto.

Ci sono cose… (2) - Federico Aldrovandi...

Perchè, tre anni dopo, non c’è ancora nessuno che paga per la morte di questo ragazzo?

Ci sono cose…...

Brunetta

Prima: “Apprendo, da anticipazioni di stampa, che il settimanale L’Espresso mi dedica la copertina e un’inchiesta. Questa attenzione non può che farmi piacere, il contenuto ancora di più”.

Dopo: “Sono sotto scorta perché le Br vogliono farmi fuori”.[...] Brunetta, al centro di una inchiesta dell’Espresso, lamenta che “si siano pubblicati indirizzi, foto e mappe delle case dove risiedo”.

Installazione di wordpress | Recupero password e v...

Se sei tra quei quattro o cinque utenti che sono passati di qui nei giorni scorsi, ti accorgerai che qualcosa è cambiato. Non nel blog, quello è lo stesso. Mancano i post che avevo scritto. Ecco, sì, quelli non ci sono più.

Il motivo è presto detto: causa perdita password, ho effettuato la procedura di wordpress per il recupero. La versione di wordpress che era precedentemente installata in questo spazio, però, era affetta da un bug e il recupero della password non mi è stato possibile. Ho dovuto, quindi, procedere alla reinstallazione dell’intero pacchetto.

The life side è quindi aggiornato alla versione di Wordpress 2.6.2. Per qualche tempo non dovrei più avere problemi (non è vero… la 2.7 è alle porte!).