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	<title>Antonio Consoli</title>
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	<description>Comunicazione e web marketing - Siti web - Catania</description>
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		<title>Una sola Sitemap per molti tipi di contenuto</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 08:46:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Siti web]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
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		<category><![CDATA[webmaster tools]]></category>

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		<description><![CDATA[Se gestisci un sito in cui oltre a molti contenuti pubblichi regolarmente video, podcast, immagini, mobile url, informazioni georeferenziate, eccetera, probabilmente ti sarai chiesto se è possibile inserire tutto in una sola sitemap.
Ebbene, adesso è possibile farlo. Puoi quindi creare una sola sitemap che contiene ogni tipo di informazione e sottoporla ai motori di ricerca. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se gestisci un sito in cui oltre a molti contenuti pubblichi regolarmente video, podcast, immagini, mobile url, informazioni georeferenziate, eccetera, probabilmente ti sarai chiesto se è possibile inserire tutto in una sola <strong>sitemap</strong>.</p>
<p>Ebbene, adesso è possibile farlo. Puoi quindi creare una sola sitemap che contiene ogni tipo di informazione e sottoporla ai motori di ricerca. E&#8217; facile immaginare questa variazione &#8211; prima era possibile segnalare questi tipi di contenuti in una sitemap, utilizzando però dei formati speciali &#8211; <strong>come un&#8217;evoluzione del web stesso</strong>, con siti ricchi di contenuto che si presenta in molteplici forme, dal video ai podcast. Fornire uno strumento più semplice ai webmaster per l&#8217;indicizzazione dei contenuti è certamente un passo quasi obbligato.</p>
<p><strong>La struttura della nuova Sitemap</strong> è molto simile a quella che già conosciamo. La differenza sta appunto nella capacità di indicizzare contenuto di diverso tipo da quello testuale. Riporto di seguito un esempio, fornito da Google Webmaster Central Blog.</p>
<pre>&lt;?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?&gt;
&lt;urlset xmlns="http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9"
        xmlns="http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap-image/1.1"
        xmlns="http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap-video/1.1"&gt;
  &lt;url&gt;
    &lt;loc&gt;http://www.example.com/foo.html&lt;/loc&gt;
    &lt;image:image&gt;
       &lt;image:loc&gt;http://example.com/image.jpg&lt;/image:loc&gt;
    &lt;/image:image&gt;
    &lt;video:video&gt;
    &lt;video:content_loc&gt;http://www.example.com/videoABC.flv&lt;/video:content_loc&gt;
      &lt;video:title&gt;Grilling tofu for summer&lt;/video:title&gt;
    &lt;/video:video&gt;
  &lt;/url&gt;
&lt;/urlset&gt;</pre>
<p>Quello che vedrete in Google Webmasters Tools è invece questo:</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-263" title="sitemapnew" src="http://www.antonioconsoli.it/wp-content/uploads/2010/07/sitemapnew.png" alt="sitemapnew" width="400" height="168" /></p>
<p>Un passo avanti. Una semplificazione adesso a disposizione dei webmaster per indicizzare ogni genere di contenuto. Rimangono valide le vecche regole di submission: massimo 50000 url in un file, e 10 Mb come limite del file non compresso.</p>
<p>Articolo scritto da<strong> </strong><span><strong>Jonathan Simon</strong>, Webmaster Trends Analyst e pubblicato nel Google Webmaster Central Blog.<br />
</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il Business Plan Moderno, by Seth Godin</title>
		<link>http://www.antonioconsoli.it/2010/05/il-business-plan-moderno-by-seth-godin/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 15:28:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Business]]></category>
		<category><![CDATA[business plan]]></category>
		<category><![CDATA[seth godin]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi Seth Godin ha pubblicato un interessante post su quello che ha definito il business plan moderno.
Parte da un dato di fatto: i business plan (e io in questo periodo ne so qualcosa) sono spesso poco chiari, fitti di dati e informazioni ma male assemblati e noiosi.
Per il business plan, il buon Godin individua allora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Oggi <strong>Seth Godin</strong> ha <a href="http://sethgodin.typepad.com/seths_blog/2010/05/the-modern-business-plan.html?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+typepad%2Fsethsmainblog+%28Seth%27s+Blog%29&amp;utm_content=Google+Reader" target="_blank">pubblicato </a>un interessante post su quello che ha definito il <strong>business plan moderno</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Parte da un dato di fatto: i business plan (e io in questo periodo ne so qualcosa) sono spesso poco chiari, fitti di dati e informazioni ma male assemblati e noiosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il business plan, il buon Godin individua allora <strong>5 macro-aree</strong>.</p>
<ul>
<li>Truth</li>
<li>Assertions</li>
<li>Alternatives</li>
<li>People</li>
<li>Money</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong>Truth</strong>: un buon business plan descrive il mondo così come è. Senza mutarlo di una virgola. Racconta il mercato in cui la tua idea vuole entrare, i bisogni che intercetta e &#8211; possibilmente &#8211; risolve, i competitor (tutti, basandosi su un&#8217;analisi seria e lucida &#8211; aggiungo io), la tecnologia, i motivi per cui altri nel passato hanno avuto successo o hanno fatto un tonfo inesorabile. <strong>Più si è specifici, meglio è. Maggiore è la conoscenza, meglio è</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo punto deve essere più che chiara la nostra <strong>visione del mondo</strong>. Soprattutto la nostra visione del mondo futuro, il che è un&#8217;altra cosa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Assertions</strong>: questa seconda sezione dovrebbe includere la via attraverso la quale il tuo progetto, la tua idea, <strong>muta la scena presente</strong>. Se faccio X &#8211; ricorda Seth Godin &#8211; accade Y. Quanti soldi sono necessari per fare Z, e come si comporterà il mercato quando farò Q. Ho usato persino le stesse lettere dell&#8217;originale, per dire che tutto deve essere sotto controllo. Questa fase rappresenta il vero fulcro del business plan moderno. <strong>Perché, in alternativa, lanciare un progetto senza l&#8217;idea di poter (dover) cambiare qualcosa non avrebbe senso</strong>. Naturalmente, questa fase potrebbe anche essere piena zeppa di previsioni mancate. Fa parte del gioco. E&#8217; possibile non raggiungere gli obiettivi prefissi. Ecco perché si passa a una terza sezione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alternatives</strong>: diciamo che è la sezione utile per correre ai ripari. Il famoso piano B, o se necessario C, D, eccetera. Che flessibilità ha il nostro progetto?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>People</strong>: sezione quasi scontata. <strong>Il team è fondamentale per la buona riuscita di un qualsiasi progetto</strong>, sia online che offline. Siamo sicuri di aver scelto gli elementi migliori per la realizzazione della nostra idea? Le persone con cui lavoriamo meglio, con cui c&#8217;è affiatamento, competenti e generosi, disposti anche a qualche sacrificio. Siamo riusciti a individuarli?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Money</strong>: ultima e rilevante sezione. Quanto denaro mi serve per la realizzazione del mio piano? Dove lo trovo? E, soprattutto, dopo aver trovato la quantità giusta di soldi, come li spendo? Sono sicuro di non sprecare nulla?</p>
<p style="text-align: justify;">E tu cosa ne pensi?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gestire il Branding Digitale, Seo e social network</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 17:43:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[branding]]></category>

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		<description><![CDATA[In questo giorni sto approfondendo tutte le dinamiche connesse alla gestione del personal branding online (è la stessa cosa, quasi, sia che ci riferiamo a una persona, un professionista, che a un&#8217;azienda), perché si tratta naturalmente di uno degli aspetti fondamentali del social media marketing.
Così ho letto con molto interesse l&#8217;articolo pubblicato da oneWeb20 sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In questo giorni sto approfondendo tutte le dinamiche connesse alla gestione del <strong>personal branding</strong> online (è la stessa cosa, quasi, sia che ci riferiamo a una persona, un professionista, che a un&#8217;azienda), perché si tratta naturalmente di uno degli aspetti fondamentali del <a title="Social Media Marketing" href="http://problogging.it" target="_blank">social media marketing</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Così ho letto con molto interesse l&#8217;articolo pubblicato da <a href="http://www.oneweb20.it/20/05/2010/idee-e-dilemmi-per-il-management-del-brand-digitale/" target="_blank">oneWeb20</a> sul management del branding digitale da parte dei grandi marchi. L&#8217;aspetto sottolineato &#8211; in particolare &#8211; è molto interessante. Ovvero quello più tecnico legato alla sfera del SEO e alla gestione del posizionamento per le key più rilevanti del brand.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli esempi naturalmente sono molti. Per molte key, quelle a più alto grado di competizione, il marchio non è solo e sono molti i concorrenti interessati a ritagliarsi la loro posizione al sole nelle SERP. Ecco, quindi, che per &#8220;anelli matrimoniali&#8221; per esempio Tiffany è solo in terza pagina.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre si sottolinea come l&#8217;investimento da dover affrontare ogni anno per il solo posizionamento potrebbe essere in certi casi addirittura proibitivo. Come superare questo ostacolo?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Social Media. Community Management</strong>. La gestione corretta del rapporto con i propri utenti, consente infatti all&#8217;azienda di trovare percorsi alternativi per il raggiungimento dei propri obiettivi. Un percorso che &#8211; spesso, almeno in termini economici &#8211; è molto meno dispendioso, ma che deve essere affrontato con molta attenzione: <strong>la semplice presenza nei social network non è sufficiente</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Posizionamento &#124; La velocità di un sito inserita tra i parametri di Google</title>
		<link>http://www.antonioconsoli.it/2010/04/posizionamento-la-velocita-di-un-sito-inserita-tra-i-parametri-di-google/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 Apr 2010 11:14:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[posizionamento]]></category>
		<category><![CDATA[velocità sito]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggo un aggiornamento di Matt Cutts, l&#8217;ingegnere di Google noto tra tutti i SEO del mondo, relativo a uno dei parametri più dibattuti: la velocità di caricamento delle pagine di un sito.
Sono oltre 200 i parametri che il motore di ricerca considera per ordinare le SERP. La notizia che Google abbia ufficialmente aggiunto la velocità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Leggo un aggiornamento di Matt Cutts, l&#8217;ingegnere di Google noto tra tutti i SEO del mondo, relativo a uno dei parametri più dibattuti: <strong>la velocità di caricamento delle pagine di un sito</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono oltre 200 i parametri che il motore di ricerca considera per ordinare le SERP. La notizia che Google abbia ufficialmente aggiunto la velocità di un sito tra i fattori del posizionamento ha destato molto rumore tra i blog e i siti specializzati. Da ore, infatti, è tutto un susseguirsi di twittate, facebookate e così via.</p>
<p style="text-align: justify;">Il buon Matt ha quindi colto l&#8217;occasione per pubblicare alcune considerazioni. Innanzitutto scrive: <strong>don&#8217;t panic! </strong>Già in un video di febbraio, l&#8217;ingegnere aveva parlato della velocità come di un fattore importante ma non fondamentale, soprattutto se paragonato ad altri fattori di maggiori rilievo. <strong>Aggiungendo che solo l&#8217;1% delle SERP cambierà una volta aggiunto questo parametro all&#8217;algoritmo</strong>. Una cifra certamente piccola.</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso, <strong>migliorare la velocità del nostro sito web è e resta una buona cosa da fare</strong>, soprattutto perché chi ne trae veramente giovamento è il nostro pubblico di lettori, i nostri utenti,  che potrebbero stufarsi di aspettare che le meravigliose pagine del vostro sito si carichino.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Google Real Time Search</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 07:10:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[real time search]]></category>
		<category><![CDATA[tool]]></category>

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		<description><![CDATA[Google è in piena attività. Negli ultimi giorni, infatti, sono state rilasciate diverse succulente novità. Dallo Speed Test inserito nei webmaster tools alla real time search.
E proprio di questa volevo parlare in questo nuovo post. Real Time Search, ovvero ricerca in tempo reale. L&#8217;esperienza comune, al momento, è quella di un&#8217;esperienza di ricerca (su Google) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Google </strong>è in piena attività. Negli ultimi giorni, infatti, sono state rilasciate diverse succulente novità. Dallo <a title="Google Speed Test" href="http://www.antonioconsoli.it/2009/12/seo-google-speed-test-inserito-nei-webmaster-tools/" target="_blank">Speed Test </a>inserito nei webmaster tools alla<strong> real time search</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">E proprio di questa volevo parlare in questo nuovo post. <strong>Real Time Search</strong>, ovvero ricerca in tempo reale. L&#8217;esperienza comune, al momento, è quella di un&#8217;esperienza di ricerca (su Google) statica. Lanciamo una query di ricerca, e il motore ci restituisce una serie di pagine con un elenco di pagine web più o meno corrispondenti ai termini della nostra ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo strumento, al contrario, al momento previsto solo nella versione internazionale del sito, prevede un box all&#8217;inizio della pagina in cui vengono mostrati una serie di risultato aggiornati dinamicamente, quindi vengono mostrati le ultime pagine inserite nel motore di ricerca in ordine strettamente temporale.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-223" title="realtimesearch" src="http://www.antonioconsoli.it/wp-content/uploads/2009/12/realtimesearch-300x101.jpg" alt="realtimesearch" width="300" height="101" /></p>
<p>Entro i primi quattro mesi del 2010, la novità dovrebbe essere disponibile per tutte le versioni locali di Google. Aspettiamo di vedere che effetto avrà per la SEO (ma qualche idea possiamo già iniziare a farcela, no? <img src='http://www.antonioconsoli.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> ).</p>
]]></content:encoded>
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		<title>SEO &#124; Google Speed Test inserito nei webmaster tools</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 17:07:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[speed test]]></category>
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		<description><![CDATA[Da qualche giorno è attiva una nuova funzionalità all&#8217;interno dei Google Webmaster Tools: si tratta dello Speed Test, ovvero del calcolo del tempo di caricamento di una pagina del tuo sito web.
Monitorare la velocità di caricamento delle nostre pagine è importante per doversi motivi. Innanzitutto, dobbiamo metterci dalla parte dell&#8217;utente. Una pagina che si carica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da qualche giorno è attiva una nuova funzionalità all&#8217;interno dei <strong>Google Webmaster Tools</strong>: si tratta dello <strong>Speed Test</strong>, ovvero del calcolo del tempo di caricamento di una pagina del tuo sito web.</p>
<p style="text-align: justify;">Monitorare la velocità di caricamento delle nostre pagine è importante per doversi motivi. Innanzitutto, dobbiamo metterci dalla parte dell&#8217;utente. Una pagina che si carica con eccessiva lentezza è noiosa. E siamo portati (come utenti) ad abbandonarla in fretta. Prima ancora che tutto il codice sia stato caricato. <strong>Google </strong>indica quindi la velocità di caricamento come uno dei requisiti più importanti, e lo fa a ragione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordiamoci che spesso (anzi sempre) quando parliamo di <strong>SEO</strong>, <strong>ottimizzazione</strong>, parliamo di ottimizzazione rispetto all&#8217;utente. Tutto il resto è noia, direbbe qualcuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Se rispettiamo l&#8217;utente, se strutturiamo il sito in modo chiaro, leggibile, leggero, veloce, e lo riempiamo di contenuto utile, di qualità, Google non può che premiarci nel lungo periodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Leggete, per esempio, <a title="Speed Test" href="http://www.searchadvertising.it/marketingblog/2009/12/01/seo-prime-posizioni-con-load-time-veloce/" target="_blank">questo</a> post di <strong>Andrea Cappello</strong>. Credo che non ci sia altro da aggiungere.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Link: tentazioni SEO da tenere lontane</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 07:17:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo post è la mia traduzione non letterale e parziale di un articolo uscito in inglese nel sito Marketing Tech Blog scritto da Jeremy Dearringer, direttore SEO presso Slingshot SEO, una company di Indianapolis. [Link alla fonte]
Avere link in ingresso &#8220;pesanti&#8221;, ovvero ottenuti da siti o pagine web rilevanti e ben visti da Google (per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Questo post è la mia traduzione non letterale e parziale di un articolo uscito in inglese nel sito Marketing Tech Blog scritto da Jeremy Dearringer, direttore SEO presso Slingshot SEO, una company di Indianapolis. [<a href="http://marketingtechblog.com/search-engine-marketing-seo/seo-inbound-linking-scams/" target="_blank">Link alla fonte</a>]</em></p>
<p style="text-align: justify;">Avere link in ingresso &#8220;pesanti&#8221;, ovvero ottenuti da siti o pagine web rilevanti e ben visti da Google (per fare un esempio), è uno degli obiettivi di chiunque inizi un progetto di <strong><a href="http://www.antonioconsoli.it/posizionamento-nei-motori-di-ricerca-seo/" target="_blank">posizionamento </a>sui motori di ricerca</strong>. Infatti, dopo aver effettuato un buon lavoro sui contenuti e sulla struttura di un sito web, non resta che assicurare alla nostra creatura visibilità esterna. Ottenere link in entrata rilevanti è una delle migliori strategie. Nel corso di questa attività è però facile cadere in tentazione! Vediamo alcuni casi:</p>
<ol>
<li>Non cercare link da siti che vendono <strong>text-link</strong> spudoratamente. Google non li ama.</li>
<li>Non comprare link dalle cosiddette link-farm. Programmi del tipo 1000 link a 30 euro al mese sono definitivamente da accantonare.</li>
<li>State più lontano possibile dai <strong>link brokers</strong>, ovvero da tutte quelle società (sapete bene a chi mi riferisco) che vendono servizi di text-link. Vanno contro le linee guide di Google e conducono a penalizzazioni certe.</li>
<li>Se il tuo mercato è l&#8217;Italia (gli Stati Uniti nell&#8217;articolo originale), assicurati di ottenere link da siti italiani rilevanti per il mercato italiano. Un sito ceco può esserti poco utile.</li>
<li>Stai lontano da tutti quei siti che non hanno contenuti unici o di valore e che sono costruiti solo per vendere link a utenti ignari.</li>
<li>Rigetta link da siti che trattano porno, casinò e gioco d&#8217;azzardo.</li>
<li>Lascia perdere tutti quei <strong>link meme</strong> che girano per la rete. Sono controproducenti.</li>
</ol>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Real Time Search: un&#8217;intervista ad Alessio Signorini</title>
		<link>http://www.antonioconsoli.it/2009/11/real-time-search-unintervista-ad-alessio-signorini/</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 15:13:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[alessio signorini]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[real time search]]></category>

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		<description><![CDATA[Segnalo un&#8217;interessante intervista sul Real-Time Search ad Alessio Signorini, Director of Search Technology di OneRiot, realizzata da Fortunecat.

Oggi Alessio Signorini, Director of Search Technology di OneRiot ci parla di real-time search.
M: Nell’ultimo mese abbiamo assistito ad un vero e proprio exploit della real-time search. Mi riferisco agli accordi di Google e Bing con Twitter e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Segnalo un&#8217;interessante intervista sul <strong>Real-Time Search</strong> ad <strong>Alessio Signorini</strong>, Director of Search Technology di OneRiot, realizzata da <a href="http://www.fortunecat.it/about/" target="_blank">Fortunecat</a>.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Oggi <a onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.cs.uiowa.edu');" href="http://www.cs.uiowa.edu/%7Easignori/" target="_blank">Alessio Signorini</a>, Director of Search Technology di OneRiot ci parla di <em>real-time search</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M:</strong> Nell’ultimo mese abbiamo assistito ad un vero e proprio exploit della real-time search. Mi riferisco agli accordi di Google e Bing con Twitter e le voci (che spero confermerà) di un accordo tra Yahoo e OneRiot. Come spiega questo crescente interesse verso il real-time?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A:</strong> Io credo sia merito di Twitter, di Facebook, della diffusione di Internet sui cellulari, e di come questi abbiano cambiato la vita delle persone in così pochi anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Facebook è iniziato 5 o 6 anni fa tra le università americane. Io ero ad Iowa City a fare il mio PhD e ricordo di essere stato uno dei primi a registrarmi. Ancora non c’era quasi nessuno su Facebook, ma l’idea di avere un modo per rimanere in contatto con tutti i tuoi amici (anche se si trasferiscono, cambiano email o numero di telefono) era interessante.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi su Facebook le persone scambiano links, video, foto e fanno giochi. Chi lo avrebbe mai detto qualche anno fa?</p>
</blockquote>
<p><a href="http://www.fortunecat.it/2009/11/intervista-alessio-signorini/" target="_blank">continua a leggere</a></p>
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		<title>Blog e PMI. Hubspot analizza le performance delle aziende che lo usano</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Sep 2009 10:36:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Case Study]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>
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		<category><![CDATA[social media]]></category>

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		<description><![CDATA[Un recente studio di Hubspot ha evidenziato come l&#8217;uso del blog e dei social media in generale da parte delle piccole e medie imprese permette di aumentare del 55% la percentuale di visitatori del proprio sito web.
Lo studio, basato su oltre 1500 interviste, conferma migliori performance marketing per le PMI che usano bene blog e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un recente studio di <a href="http://blog.hubspot.com/blog/tabid/6307/bid/5014/Study-Shows-Small-Businesses-That-Blog-Get-55-More-Website-Visitors.aspx" target="_blank"><strong>Hubspot </strong></a>ha evidenziato come l&#8217;uso del <strong>blog </strong>e dei <strong>social media</strong> in generale da parte delle piccole e medie imprese permette di aumentare del <strong>55%</strong> la percentuale di visitatori del proprio sito web.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio, basato su oltre 1500 interviste, conferma migliori performance marketing per le PMI che usano bene blog e social network.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma lo studio non si limita ad analizzare l&#8217;aumento di visitatori, ma evidenzia anche diversi fattori molto utili anche per il <a title="Posizionamento" href="http://www.antonioconsoli.it/posizionamento-nei-motori-di-ricerca-seo/" target="_blank"><strong>posizionamento </strong></a>dei siti web delle aziende considerate, ovvero <strong>inbound link </strong>e <strong>pagine indicizzate</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">In breve:</p>
<blockquote>
<ul>
<li>55% di visitatori in più</li>
<li>97% di link in ingresso in più</li>
<li>434% di pagine indicizzate in più</li>
</ul>
</blockquote>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-208" title="blog.data.visitors.2" src="http://www.antonioconsoli.it/wp-content/uploads/2009/09/blog.data.visitors.2-300x188.png" alt="blog.data.visitors.2" width="300" height="188" />Dati molto importanti, insomma, soprattutto in un periodo in cui si parla moltissimo di ROI del web marketing e dell&#8217;utilizzo dei social media.</p>
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		<title>Lo strumento del web 2.0 più efficace resta il blog</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 11:19:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Social Media Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[blog aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[mauro lupi]]></category>
		<category><![CDATA[web marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni anno, McKinsey pubblica una ricerca sullo stato del web 2.0. Nella ricerca di quest&#8217;anno viene messo in evidenza &#8211; come riporta Mauro Lupi &#8211; come il blog aziendale resti lo strumento più efficace e con risultati misurabili per il business della gran parte delle aziende considerate.

La ricerca, basata su 1.700 aziende, oltre a mettere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ogni anno, <strong>McKinsey </strong>pubblica una ricerca sullo stato del <strong>web 2.0</strong>. Nella <a href="http://www.mckinseyquarterly.com/Business_Technology/BT_Strategy/How_companies_are_benefiting_from_Web_20_McKinsey_Global_Survey_Results_2432" target="_blank">ricerca</a> di quest&#8217;anno viene messo in evidenza &#8211; come riporta <a href="http://admaiora.blogs.com/maurolupi/2009/09/blog-lo-strumento-web-20-pi-efficace.html" target="_blank"><strong>Mauro Lupi</strong></a> &#8211; come il <strong><a href="http://problogging.it/creare-un-blog-aziendale/" target="_blank">blog aziendale</a></strong> resti lo strumento più efficace e con risultati misurabili per il business della gran parte delle aziende considerate.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-205" title="web2blog" src="http://www.antonioconsoli.it/wp-content/uploads/2009/09/web2blog-300x250.jpg" alt="web2blog" width="300" height="250" /></p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca, basata su <strong>1.700 aziende</strong>, oltre a mettere in evidenza il grande uso che le aziende fanno del <strong>blog </strong>nei confronti del mondo esterno, rileva anche il grande utilizzo di strumenti come il video sharing e i social network.</p>
]]></content:encoded>
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